sabato 19 luglio 2008
giovedì 17 luglio 2008
Non cè limite al peggio

Se Berlusconi avvisava i compagni imprenditori "Siete tutti a richio intercettazione", io avvisavo i compagni neuroni che "Siete tutti a rischio estinzione". Un raggio solitario attraversava l'universo intero per infilarsi dispettosamente nell'unica fessura rimasta aperta della tapparella difettosa. Avevo provato a sorridere, accecato, un attimo prima di precipitarmi al bagno per il rito mattutino del Prova a fare centro mentre fai pipì. Camminare scalzo era un piacere. Diventata utile, quando, con una gamba all'insù ed il naso all'ingiù, secondo la scala del colore nero della pianta dei piedi ci si poteva rendere conto del grado di allegra sporcizia presente nel pavimento. Coperto di un solo velo come tarzan avevo affrontato acari e polveri con la sfrontatezza di chi è abituato a domare certe bestie oramai da una vita. Era bastato prendere in mano scopa e paletta per vederli fuggire in gruppo e accumularsi sotto tappeti, diveni e sedie varie. E avevo rimesso a posto le armi. La colazione era quanto di più lassativo potessi conoscere. Tre prugne e una colorata tazza di latte ghiacciato che manco aveva conosciuto l'intestino che già si dirigeva con i compagni di viaggio per quella strada che lo avrebbe portato diritto alle fogne romane. "Vieni con me?" aveva detto il latte a quel seme di prugna che avevo sbadatamente ingoiato. E avevano deciso di andarsene assieme. Avevo dondolato fino allo specchio per rendermi conto di che gente era fatto il mondo. Avevo sospirato sconfortato, poi avevo letto le dichiarazioni del nano: Non si può andare avanti così, tutti voi potreste essere ascoltati in questo momento visto che nessuno è al riparo da una situazione non degna di un paese civile e riguardandomi allo specchio, ora, mi ero reso conto di non essere poi così male.
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domenica 13 luglio 2008
La follia 2008
Follia 2008 from Alberto Berlini on Vimeo.
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sabato 12 luglio 2008
lunedì 7 luglio 2008
Caldo? Lo studente fuori sede si difende così..

Dormire con la porta finestra aperta è un obbligo più che una necessità. E che entrino pure quei ladruncoli mai in ferie che, con gentilezza e discrezione, hanno portato via al vicino di appartamento pure lo Yogurt scaduto da un giorno. Spuntino di mezzanotte. A lavorare, si sa, si consumano energie.
Lo SFS non ha reggiseni da arrotolare in frigorifero anche se avrebbe lo spazio per infilarci dentro tutta la collezione di Victoria's Secret. Gira per casa in mutande, spesso rimane incollato al divano, se si alza è per strizzarlo un attimo. In casa dello SFS difficilmente entrano donne. Il frigorifero è un enorme spazio vuoto, bianco, profondo, desolato. Lontano, in alto a destra, la scatola di tonno si felicita con le altre due per il fresco raggiunto. Stava da giorni nello scomparto del discount, tra mille tonni all’olio di semi piccante, nella situazione imbarazzante di chi viene indicato da un cartellino rosso che dice “Prezzo più basso”. E tu già sai che tradotto significa “Tonno di merda”. Ma ti si illuminano gli occhi e lo prendi, commosso dallo Zero prima della virgola.
Lo studente fuori sede non ha condizionatore in casa, si rinfresca al banco frigo mentre compra le mozzarelle e i wurstel tedeschi. Non compra pesce fresco, lo compra congelato, ma il caldo estivo in questo caso c'entra poco. Non si rinfresca con la grattachecca perché consegna 3 euro e gli danno indietro un pezzo di ghiaccio grattugiato. Dopo due minuti il ghiaccio si è sciolto, i 3 euro no. Se lo fa si mette in fila, lo SfS. Ha un computer enorme che a volte utilizza per scrivere, quando è caldo per cucinare.
Lo SfS non accende più la tv, la tv scalda e dentro vi alloggia una stronza che da mesi prova a diventare VJ nonostante il ciclo, nonostante la ruota, nonostante le bestemmie. Lo SfS è fortunato perché ha il tempo di scrivere tutte le fuffe che ha appena scritto, ossessionato dal caldo, in una serata con tanti dubbi e nessuna certezza. Poi torna a studiare.
Luca Schirru per il Messaggero
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giovedì 3 luglio 2008
Gandhi Superstar

Ecco. Alle 23.55 era arrivata la notte o era ancora sera? Niente aveva più un senso con l'acustica di una stronza che da mesi provava a diventare VJ nonostante il ciclo, nonostante la ruota, nonostante le mie bestemmie. Mi era venuta la tentazione di inscatolarlo e rimandarlo da dov'era venuto quel cubo vuoto che accendevo e mi confondeva le idee. Conteneva più merda lui che un ovile in terra sarda. Ecco. Ecco mi ero ripetuto illuminato, scoprendo a cosa servivano i dvd. I dvd si scelgono, si comprano se li si desidera, si possono affittare, si possono mandare avanti, si possono rimettere nella confezione, si possono addirittura mettere in una confezione diversa. Noi esseri umani riusciti male mica possiamo cambiare confezione, quella che ci danno ci teniamo. Ecco perchè sono meglio i dvd. Alvin superstar aveva evidenziato tutti i limiti di un 27enne allo sbando totale. Non avevo mai desiderato una donna quanto invece avevo desiderato tre Chipmunks. Non era il fatto di non voler crescere, era che crescere era tremendamente insignificante. I sogni diventavano obiettivi, i desideri speranze, nell'acqua ci si affogava invece di sguazzarci dentro. Allora mi trovavo a chiacchierar con me stesso, essere intollerante e rispondermi male. Non si poteva cambiare quello che qualcun'altro aveva deciso. E poi neanche io lo volevo, cambiare. Volevo risedermi e riguardare Alvin, fanculo al resto, per questa sera, il resto non aveva senso. E mi era sembrato bellissimo.
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mercoledì 2 luglio 2008
Coglioneria applicata

Qualcuno la chiamava Sfiga. Se infilavi la spina dell'hard disk nella presa e si bruciava tutto eri sfigato; eri sfigato se arrivando al mare col tuo macinino ti accorgevi di non avere più benzina per tornare indietro; si parlava di sfiga se passavi la serata a provarci ossessivamente con tutte la ragazze della discoteca e nessuna ricambiava; non eri certo meglio se ci provavi con una sola anche, lei ricambiava, ma sotto sotto poi scoprivi che c'era il serpente. Svegliatomi dall'incubo, mi ero accorto d'improvviso non trattarsi di sfiga ma di coglioneria. Da buon coglione avevo alzato i tacchi e ondeggiato come una modella fino a un certo punto, quando, d'improvviso era iniziata la salita. Giù il bastone mi ero ripetuto mentre per primo avevo cominciato a bastonare. E allora giù filosofia a fiumi in una lotta infinita per la scarcerazione di me stesso. Neanche Costanzo mi avrebbe ingaggiato tra uno dei suoi mille esperti di banalitologia applicata al palcoscenico. Si trattava di metterle in pratica certe cose e possibilmente sculettare in silenzio, piano piano, senza far pesare nulla a discapito di nulla. Con le parole si poteva conquistare il mondo si, ma quelo dei sogni. Per tutto il resto c'era bisogno di consumare le scarpe, nuove o vecchie, a suon di chilometri e incoraggiamenti. C'era da affrontare la salita anche a piedi nudi, se necessario strisciando, possibilmente cercando il lato positivo, senza piangersi addosso che per piangere c'era comunque sempre tempo. Non mi era scesa nemmeno una lacrima. Avevo sorriso e mi ero mandato a cagare. Di quanto sterco di bruco si era riempito il mio cervello. Immerso nella nebbia avevo deciso di ricominciare, stavolta sul serio, prendendomi a schiaffi ogni qualvolta avessi peccato di presunzione. La mattina, svegliandomi con la faccia gonfia, non mi sarei sentito uno sfigato, ma un testardissimo gran coglione.
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giovedì 26 giugno 2008
ZzZzzzzz Splash

Certo c'era comunque poco da illudersi. Nonostante gli esami a cascata natalizia non avevo ancora vinto la battaglia con l'F-16 col pungiglione che mi zanzareggiava intorno, mentre distratto vedevo affondare la Russia in terra austriaca. I tori odiano gli spagnoli ed io iniziavo a capirli quando i loro festeggiamenti si sovrapponevano alla mia lotta disperata. "Muori bastarda" mentre con il carico e l'ego pieni del mio sangue evitava le mie mani battenti in un applauso isterico. I tori odiano gli spagnoli come le pecore i sardi mi era venuto da pensare soffocato da un caldo torrido. I caprioli odiano i Trentini, l'Everest odia Messner e i suoi cazzo di slogan, le formiche i cinesi. "Scappi bastarda?" mentre l'Avis mi chiedeva misericordiosamente di catturarla. ZzZzzZzzzZZZzzzZ Splash. Che la catena alimentare neanche si sarebbe accorta..
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venerdì 20 giugno 2008
Bisogna esser positivi

Che gatto attaccato alle palle che sono diventato.
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martedì 3 giugno 2008
E che caso

Avevo sculettato fino al lavello sporco della cucina, mi ero consigliato ad alta voce “Concentrati e non urlare” e avevo girato la parte superiore della Moka sentendo già prima ancora di metterlo nel fuoco l’odore del caffè un po’ annacquato che ero solito farmi al mattino. Ero solito tenermi in movimento, mentre il caffè tentava faticosamente di risalire la caffettiera, alzando frettolosamente la tavoletta dello sconfusionato cesso e facendoci rilassatamente pipì prima di far pattinare nevroticamente i piedi nudi sopra il pavimento che mi riportava laddove il caffè da qualche secondo aveva avuto il primo incontro ravvicinato con i fornelli infuocati. Non odiavo i testimoni di Geova che una volta ogni 5-6 mattine suonavano sbadatamente al mio citofono:
- Chi è?
- Senta Dio porterà alla salvezza il mondo?
- Mi dispiace è un po’ che non lo sento
- Siamo venuti a testimoniare l’amore che Dio ci ha concesso in questa vita terrena
- La ringrazio per l’informazione ma ho il caffè che mi sta improvvisamente facendo effetto, potrebbe passare la settimana prossima?
E puntualmente ripassavano. Ma li avrà assunti Dio in persona? Avevo avuto l’impressione tutto avesse le radici nel caso. Chi nasceva tra cattolici spesso amava Dio e si giustificava direttamente con lui per ogni peccato commesso. Una pacca sulla spalla e via, amici come prima. Chi nasceva tra i testimoni di Geova presto si trovava porta a porta a svendere la Bibbia. Chi nasceva tra Maria de Filippi cresceva con la cintura DeG a sorreggere i pantaloni, chi nasceva tra gli Integralisti con la cintura di tritolo a sorreggere le proprie idee. Non che le cose fossero esattamente uguali, ma qualche volta si scambiassero le cinture per sbaglio tronisti e integralisti ci faremmo un sacco di risate. La casa era estremamente pulita. Per qualche strano motivo con la casa in disordine i miei pensieri si facevano ancora più confusi, con l’ordine intorno vivevo sprazzi di lucidità inconsueta. Così mi affrettavo a rimettere tutto meravigliosamente in disordine: che bella la vita, quando non ci capisci niente. Auguri Guagliò
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