lunedì 1 settembre 2008

Tossico ripetente


Tra le cose che più mi emozionavano c’era il sole all’alba, quando i prati o il mare al risveglio s’illuminano di serenità e splendore, poi quel sorriso così raro e gonfio di luce. Avevo salutato quel mattino comparso all’improvviso attraverso le fessure della tapparella della mia camera. Ero riuscito ad accoglierlo con gioia sincera per qualche motivo che evidentemente non conoscevo. Altre volte capitava di sorridergli ugualmente, ma non così di gusto. Avevo infilato i pantaloni comodi che mettevo quando intendevo sentirmi più libero, e urlato “Stò uscendoooo” pur essendo solo in casa. Avevo imboccato il viale di fiori ben curati che dall’ingresso porta all’uscita. Amavo la solitudine tanto quanto amavo la compagnia. Così ero balzato su Jimmy e mi ero fatto accompagnare dalle sue vele lontano verso la campagna fino a dove non si vedevano più le case. Mi era sempre piaciuta le terra, l’erbaccia che ci cresce, tutte quelle minuscole vite che ci passeggiavano sopra e che ci scavavano una infinità di calde tane all’interno, il vento che accarezzava i fiori cresciuti spontaneamente, il silenzio spezzato dai delicati sussurri della natura. Avevo chiuso gli occhi e aspettato, come mi era capitato altre volte, aspettato e basta. La natura sa ascoltare meglio di chiunque altro, ascoltare e basta, non da consigli, ascolta e non chiede niente in cambio. Poi avevo pensato forse fosse giunto il momento di smettere di drogarmi.

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domenica 31 agosto 2008

Quando mi chiama



Mi chiama solo quando sta cagando..

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mercoledì 27 agosto 2008

Caz che ho lasciato i polmoni in Sardegna




Arrivo a Roma che il computer ingoia un virus. Pure lui è allergico al rientro dalle vacanze. Entro in casa e capisco per quale motivo nell’ultimo mese e mezzo non ho acceso la televisione. La spengo e vago un attimo smarrito tra gli 80 metri quadri di un appartamento che non sento mio, tanto meno quando cè da pagar l’affitto. La verità è che il posto nel mondo forse l’ha trovato Volo, io osservo, confuso e traballante. In compenso ho trovato due bagni puliti e mi ci sono adagiato un attimo, così, per respirare. Certo la cacca a casa mia era stata un’altra cosa. Sarebbe bastata una virgola e non sarei più tornato indietro. Ho respirato Montenegro e lunghe conversazioni, passeggiate e spiagge notturne e mattutine. Ho respirato aria condizionata in un tabacchi di gente che vuole sempre “Un miliardario da 5 euro vincente” e “Marlboro da 20 che non facciano male”. Ad ogni battuta rispondevo con un sorriso. Ogni sorriso corrispondeva ad un vaffanculo. Un vaffanculo gentile, sia chiaro. Del ritorno a Roma ho amato certi visi buffi, certi sguardi dolci, certe persone intelligenti che io a confronto sono piccolo piccolo. Ho odiato la tv, internet e facebook con la sua ignobile ipocrisia. Ho odiato la mia di ipocrisia, la mia di confusione, nell’estate ranicchiata nel ripostiglio profondo del tabacchino di Arbatax. Volevo scrivere, non fare la fotocopiatrice e marcire in qualche squallido schifosissimo giornale. Ad un certo punto c’erano delle decisioni da prendere. Avevo passato il tempo a rimandare, cullato dalla vita, capito da pochi perché da pochi mi era interessato farmi capire. Salito sul carro a remi mi era mancato tutto per un secondo e tutto il resto mi era sembrato un sorriso carico di vaffanculo.

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domenica 17 agosto 2008

Chiappe bianche



15/08/2008
Ora che è nuda la guardo con un occhio diverso. E' ferragosto è non abbiamo comprato neanche due pesche per placeare gli spasmi famosi di Smilzo. Cadau di concede una ricca e sana colazione mentre Melania ci bestemmia da dietro gli occhiali scuri, posata su quel gommone che non può partire fino a che non arriviamo tutti. - Cazzo le pesche per smilzo - Mi viene da pensare mentre Cristian parte da lontano con l'idea di vedere Melania come mamma l'ha fatta. Conosce il marito Claudio, che è ricco ma talmente ricco che alla fine Melania l'ha sposato. Le cale son stupende. Mancano le pesche per Smilzo e qualcuno che sappia contare bene prima di comprare i panini. - Cazzo che palle - Penso mentre Claudio ci racconta della Porsche e dei suoi investimenti miliardari. Melania beve e racconta. - Cazzo che palle - penso mentre svogliato mi sorgono dubbi sull'amore che governa la coppia. - Cazzo che topa - penso mentre Melania mi dice che sono un ragazzo profondo. Cristian mi guarda e si sente pronto. Io lo guardo e mi sento pronto. - Sono le quattro e Melania e Claudio hanno il cervello che galleggia nel montenegro. - Potremmo distrarli e rapinarli - penso mentre Melania mi dice che ho la faccia da bravo ragazzo. Il Bagno nudi è una liberazione. - E poi ora che è nuda la guardo con un occhio diverso -. Penso mentre Claudio bestemmia perchè la moglie è nuda e ubriaca tra 4 strani sconosciuti sardi. Giovanni gira, gira, gira fino a quando non si perde. Minchia quanto gira Giovanni. Giovanni è una giostra che gira. Il freddo non aiuta, abbasso la testa e mi copro con la mano. Ne basterebbe metà. Abbasso la testa e mi copro con metà mano. Ne basterebbe metà della metà. - Cazzo come son messo male - penso, mentre mi auguro sia solo e soltanto colpa del freddo. Claudio non si è mica reso conto. Melania per un attimo ha gettato maschera e mutande. Nudi nell'acqua alle 4 e mezzo del mattino siamo tutti uguali. Guardo Claudio e penso che siamo quasi tutti uguali. Melania si riveste e rimette la maschera perchè domani è un altro giorno e l'immagine è importante. - Cazzo le pesche per Smilzo - penso prima di crollare in un sonno eccitato.

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sabato 9 agosto 2008

Liberi di essere


Ve la prendete con me solo perché sono un fottutissimo finocchio. Perché mi piace baciare gli uomini con la barba e stringergli con la mano il culo mentre tremanti mi guardano fisso negli occhi. Ve la prendete perché vomito a guardare i seni strizzati in un corpetto pornografico e i culi rotondi stretti in un paio di fusò bianchi a coprire il perizoma nero affondato tra due chiappe. Ve la prendete e m’insultate bastardi perché da piccolo giocavo con le barby con le mie compagne, mi piaceva il rosa e raccoglievo i fiori. Ve la prendete perché non ho mai preso a calci un pallone, non m’importa niente delle macchine e sotto i vestiti da figo porto completini da troia. Mi mettete le mani addosso perché sono gracile come una signorina, perché copro la barba con il fard, canticchio canzoni che neanche Malgioglio. Camminate spalle al muro quando passo per la strada. Urlate frasi oscene. Ridete, con violenza ridete. Che sogno di merda.

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mercoledì 6 agosto 2008

Brevemente




Finalmente a pesca. Fucile pinne ed occhiali servono solo a far fare quattro risate ai pesci. Niente di niente, solo un verdoncino spezzato in due e finito sotto uno scoglio. Il resto è una sinfonia leggera e importante, quasi silenziosa, delicata e forte allo stesso tempo. Neanche un pensiero paranoico. Tutti a Roma. Qua godo in silenzio. Minchia quanto godo.



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venerdì 1 agosto 2008

Sotto il segno del sogno




Va bene lo ammetto, il fisico non è certo quello di una volta. Una volta, se possibile, era anche peggio mentre ancheggiavo tra un palleggio e una rovesciata sulla spiaggia. Correvo, certo, anche e soprattutto se c'era da scappare da qualche calcio volante di Spantega. Io avevo comunque poche gambe, lui aveva per fortuna pochissimo fiato e così me la cavavo, a volte. I giorni ad aspettare che Bari Sardo si popolasse erano passati sotto il segno di un tempo perduto nei sogni, come da bambini, che un giorno le cose potessero cambiare. Il futuro sembra radioso fino a che non ci si mette un piede dentro, allora c'era da rimboccarsi le maniche e provocare il presente. Avevo cavalcato Jimmy e lei aveva trottato su strade male asfaltate e sentieri immersi nel nulla. L'idea di un uomo alto quanto un lavandino, sporco e sudicio, silenzioso e rude con in mano una mammella piena di latte di una pecora bianca a chiazze nere in mezzo a migliaia di palline di merda di centinaia di pecorelle belanti e accaldate. - Questo credono di trovare alcuni turisti - penso mentre costeggio Nuraghi ancora in piedi mete di Indiana Jones milanesi in cerca di tesori mai trovati. Sono naufragato in quest'isola dopo nove mesi di nuotate dentro il ventre di mia madre. Sono naufragato in quest'isola e mi ci sono affezionato. Non perchè sia un paradiso, solo perché ci sono naufragato e cresciuto. L’ho odiata a volte, mi è sembrata piccola, arida. Ma quando son tornato mi son sentito a casa. Non per la natura incontaminata ma perché ci ero naufragato tanti anni prima. Jimmy mi porta lontano, in discesa sfiora i 107 km orari e balla, balla, cazzo quanto balla da una parte all’altra in balia del vento e della velocità mentre autocarri e volpi e mi sorpassano con una stabilità che mi sembra di non avere mai conosciuto dentro questa scatola. Jimmy balla e inizio a sentire un odorino di bruciato mentre costeggio spiagge bellissime testimoni di inverni lunghissimi e monotoni in mesi in cui Milano e Bergamo producono soldi e programmano vacanze sulle spiagge affacciate su mari splendidi e bianchi. I mari sono splendidi e bianchi. Le spiagge grandi e pulite. I sardi sudici e bassi. I maialetti arrosto. Le pecore tante. Nessuno li ha sporcati i mari di questa dannata isola senza giovani nei lunghi monotoni inverni. Jimmy accosta un attimo, siamo quasi arrivati. Il tempo di una pipì tra erbacce secche, poi ripartiamo. Direzione Fertilia. Calippo atterrerà lì. La carico in macchine e le dò un buffetto sulla guancia. Jimmy è stanca, sente il peso delle valige posate nel sedile di dietro. Le bagno un po’ il vetro anteriore per rinfrescarla. Poi la incoraggio. Abbiamo alcuni giorni ancora davanti a noi. Poi si torna a sognare, a Barisardo, che le cose un giorno possano cambiare.

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giovedì 24 luglio 2008

La resa dei conti (Giorno 3)



Ora è tutto chiaro. Sono seduto al tavolo del Sard Rock con Walter e due ragazze. Non perchè siano due ragazze ma perchè sono tra i pochi esseri viventi presenti in questo posto dimenticato da Dio. Ci ha fatto tanta natura, Dio, poi ha detto "Beh ora vedetevela voi". Una è stupida e l'altra invece è troppo stupida. La guardo mentre tra una risata e l'altra gonfia la big babol fino a farla scoppiare riempiendosene la faccia. La big babol diventa enorme prima di scoppiare proprio come le tette che mette in mostra strizzate da un reggiseno troppo piccolo ed evidenziate da una scollatura troppo generosa. Nessuno mostra interesse per quello che dice, al massimo un sorriso ogni tanto per alleviare l'imbarazzo. Qualcuno pensa di portarla in spiaggia. Ma se poi sputa la big buble ed inizia a parlare? Meglio non rischiare. E'più sana l'astinenza. Tra poco arriveranno i nostri, pochi certo ancora, ma arriveranno e ci porteranno in salvo. Walter immagina che mentre fa l'amore con il ragazzo continua a scoppiare big babol. La band suona dal vivo Romeo & Juliet - Dire Straits - 1980. Alle due del mattino arrivano i nostri. L'atmosfera cè in questo posto dimenticato da Dio. E' magica, selvaggia, rilassante, d'altri tempi ma sembra nessuno se nè sia accorto. A volte sento un odore che mi sembra di riconoscere. Vorrei fare una foto alla luna che illumina il mare ma la mia macchina fotografica è miope la notte. Vado a dormire troppo tardi per svegliarmi troppo presto per andare al mare. Cè silenzio. Poche, pochissime anime, bella musica dal vivo ancora, tanti ricordi da riraccontare, profumi forti e natura. Selvaggia come gli odori. Birra, montenegro, panini e racconti ad alleviare la serata. Impossibile non svuotare la testa. Vorrei scrivere, tutta la vita. Anche quando stò in giro ho la tentazione di tornare e scrivere da un pò di tempo. Stò bene, benissimo in questo posto dimenticato da Dio. Mangio cibo favoloso. Ma so che l'inverno è un altra cosa, è lungo, freddo, vuoto. Ci sono le quattro ragazze in topless che la sera vengono al Sard Rock. I ragazzi dicono che in spiaggia sembrano sirene, abbronzate, abbronzatissime. Mostrano seni e culo con disinvoltuta e naturalezza e servono per far sognare un pò la gente che per mesi è rimasta in letargo. A vederle passare non sembrano poi così belle, ma se lo dicono gli altri cè da crederci. Quanti montenegri, birre, sigarette. Si parla spesso di un passato neanche troppo lontano. L'inverno c'erano tanti ragazzi che nel weekend si riunivano in piazza. Tanti, anche in settimana. Tutti con i motorini rombanti giù fino al mare a far due tiri a pallone o baciarsi per ore con la ragazza di turno. L'estate si popolava di turisti. Belle e brutte ragazze. Sempre e comunque interessanti. La spiaggia si riempiva di coppiette vogliose di romanticismo ed intimità. La notte ci si faceva il bagno e si stava in spiaggia a giocare e parlare. Cè tanta voglia di rivivere le stesse cose. di sentirsi un pò più liberi, selvaggi. Non cè niente qui, ma noi che torniamo stiamo bene. Basta una birra, il mare, quattro ragazze in topless e la compagnia di chi ti capisce con uno sguardo.

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martedì 22 luglio 2008

Secondo giorno ( Kikkukikkù)




Alba di mare. Mi sveglio che ancora sento il profumo che mi era sembrato di riconoscere. Il rito della spiaggia con Kikkùkì è uno dei ricordi piacevoli che scaldano l'inverno. Arrivo in ritardo, tramortito dal sonno. "Non ho fatto colazione" lo avviso ma tanto a lui non importa niente, diritti al mare. L'isola è nostra, la spiaggia è nostra, l'acqua è nostra.."Ma dove cazzo vanno i turisti? Ma penseranno tutti veramente di trovare la sardegna nel covo di Briatore?" poi ci sdraiamo al sole. C'è un leggero venticello. Un bagno fugace. Torno ad Arbatax e poi da Arbatax stanco, ho dormito poco e sono solo in casa. Son le nove e mezza e ho fame. Mangio ed esco sul terrazzo. Il geco neanche si accorge del mio ingresso, occupato com'è a divorare quella farfallina ingenua che gli si è posata troppo vicina. Un balzo e puf morta prima ancora di aver capito di esser nata. Neanche un progetto per la farfallina. Niente stress pre o post laurea. Niente stage, barbosi lavori e ferie. Nata e morta in un momento. Giusto un battito di ali. Non nè rimane che una zampa. Mi cantano la ninna nanna pecorelle e grilli. Il Geco ha ancora fame. Io ancora sonno. Ma se io dormo lui mi mangia? Allora filo in camera..buonanotte..

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Lo sbarco




Presto, troppo presto. Alle cinque del mattino la nave è già in porto. Si inizia a respirare. E' buio. Presto, troppo presto arrivo a casa che nessuno aveva lasciato un paio di chiavi per entrare. "Dormo in macchina" decido che Jimmy già sdraia i suoi sedili e io mi accuccio, cullato dal silenzio. Mi sveglio che subito mi pongono un quesito "Ci vai tu al tabacchino fino alla chiusura?". La prendo come un affermazione, forse lo prendo come un consiglio. Me è un buon consiglio, un giusto consiglio. Mangio, finalmente cibo degno di questo nome. Attendo con pazienza che il pastore ordini al gregge di far strada a Jimmy. Respiro polvere stavolta. Il mare è un pò mosso, la spiaggia è enorme, praticamente vuota, si sente solo il dondolare delle onde..e il vento. Philip Morris, Marlboro, gratta e vinci e ricariche, calamite , cartoline, francobolli, racchettoni, preservativi, lotto e portachiavi. La sera senza colossei nè piazze enormi Respiro. Poi con l'Inchnusa in riva al mare a dire sempre le stesse cose, con sempre le stesse persone. Il tempo si è fermato. Il tempo scorre lento. La vita scivola dentro ogni vena, senza fretta. La spiaggia è enorme, vuota e magicamente illuminata dalla luna. "Guarda che tette quella là", "Minchia". C'è uno strano odore che mi sembra di riconoscere. Mi mette sonno..Sogni d'oro.



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