venerdì 20 giugno 2008

Bisogna esser positivi


Che gatto attaccato alle palle che sono diventato.

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martedì 3 giugno 2008

E che caso


Avevo sculettato fino al lavello sporco della cucina, mi ero consigliato ad alta voce “Concentrati e non urlare” e avevo girato la parte superiore della Moka sentendo già prima ancora di metterlo nel fuoco l’odore del caffè un po’ annacquato che ero solito farmi al mattino. Ero solito tenermi in movimento, mentre il caffè tentava faticosamente di risalire la caffettiera, alzando frettolosamente la tavoletta dello sconfusionato cesso e facendoci rilassatamente pipì prima di far pattinare nevroticamente i piedi nudi sopra il pavimento che mi riportava laddove il caffè da qualche secondo aveva avuto il primo incontro ravvicinato con i fornelli infuocati. Non odiavo i testimoni di Geova che una volta ogni 5-6 mattine suonavano sbadatamente al mio citofono:
- Chi è?
- Senta Dio porterà alla salvezza il mondo?
- Mi dispiace è un po’ che non lo sento
- Siamo venuti a testimoniare l’amore che Dio ci ha concesso in questa vita terrena
- La ringrazio per l’informazione ma ho il caffè che mi sta improvvisamente facendo effetto, potrebbe passare la settimana prossima?
E puntualmente ripassavano. Ma li avrà assunti Dio in persona? Avevo avuto l’impressione tutto avesse le radici nel caso. Chi nasceva tra cattolici spesso amava Dio e si giustificava direttamente con lui per ogni peccato commesso. Una pacca sulla spalla e via, amici come prima. Chi nasceva tra i testimoni di Geova presto si trovava porta a porta a svendere la Bibbia. Chi nasceva tra Maria de Filippi cresceva con la cintura DeG a sorreggere i pantaloni, chi nasceva tra gli Integralisti con la cintura di tritolo a sorreggere le proprie idee. Non che le cose fossero esattamente uguali, ma qualche volta si scambiassero le cinture per sbaglio tronisti e integralisti ci faremmo un sacco di risate. La casa era estremamente pulita. Per qualche strano motivo con la casa in disordine i miei pensieri si facevano ancora più confusi, con l’ordine intorno vivevo sprazzi di lucidità inconsueta. Così mi affrettavo a rimettere tutto meravigliosamente in disordine: che bella la vita, quando non ci capisci niente. Auguri Guagliò

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venerdì 30 maggio 2008

L'alba fradicia




Mesi e mesi con in mano il biglietto. Me lo aveva regalato per Natale o per qualche ricorrenza che ora non ricordo. Ho difficoltà con le ricorrenze o forse a volte adoro dimenticarle. Vasco l hanno visto tutti tranne me. Certo io ho ascotato i Cd a casa o in auto, solo o in compagnia, ma un concerto ancora no. Ho visto Lucio Dalla, I Litfiba con Piero Pelù, Jucas Casella e le sue mani bloccate a Cardedu, i Tazenda e Scapoli e Ammogliati a Barisardo, Vasco No. M han sempre parlato di grandi spettacoli, romantiche atmosfere, sensazioni forti.Vado a dormire sereno. Mi sveglio sin troppo sudato. Mi guardo intorno, poi mi sfioro stò piovendo come Londra. La testa che gira, i brividi di freddo, un senso di nausea profondo. Emozione? No, febbre a 38 e mezzo. E mò chi la sente quando scoprirà di doverci andare da sola?

Certo all'ingresso alcuni si strozzano l'un l'altro. Gli imbecilli non vanno solo a vedere il calcio, si distribuiscono gli eventi, per non mancare mai. Poi dentro si sentono soffocare tra migliaia e migliaia di persone che hanno solo voglia di cantare a squarciagola. In autobus, ti prenderebbero per pazzo, in casa i condomini si lamentano pure se gli starnuti superano il numero limite, in facoltà e in chiesa non è il caso. Ai concerti invece puoi urlare fino a sentir male alla gola, senza sentirti in imbarazzo, perchè tutti lo fanno e tutti si sentono liberi di farlo a modo loro. Il palco è immenso e costellato da centinaia di fasci luminosi. Qualcuno fuma una canna, alcuni bevono, una coppia si bacia appassionatamente, certi scherzano, altri osservano affascinati la miriade di persone. "Chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi siamo qui questa sera per portarvi un po' di gioia" Quando si spengono le luci in 65 mila trattengono il respiro, le teste si voltano tutte insieme verso il palco, le mani si alzano, il tempo si ferma..per almeno tre ore..e la gola si infiamma..siamo tutti qui solo e soltanto per cantare. La chitarra elettrica di Stef Burns si diffonde nell'aria. E' passata la mezzanote, sudo, Vasco ci regala Alba Chiara, Dio ci regala la pioggia ..ed è un incontro meraviglioso. Restiamo un attimo a guardare il palco ormai vuoto, Dio aumenta il volume della pioggia, poi con una mano sulla spalla m'avvisa "La febbre e le placche alla gola sono in omaggio". Bagnati, tra gente in festa, i soliti imbecilli che si sono dati appuntamento anche all'uscita, ma soprattutto gente in festa. Torniamo a casa..la serata sfuma..la temperatura aumenta..ho visto anche Vasco..cè da ringraziare qualcuna? Affermativo..

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martedì 27 maggio 2008

La luce nella nebbia



Quanta nebbia. Un po’ come i bambini negli spazi aperti, aveva il vizio di continuare a camminare avanti senza chiedersi dove stava andando né perché. Come fosse il mondo a venirle incontro e lei con gli occhi sgranati lì ad osservarlo. Confusa, come sempre. A volte si svegliava che le sembrava di avere tutto dentro una mano. Perché non aveva un lavoro, non aveva una casa, non aveva una relazione stabile, non aveva un’idea precisa della vita, delle persone, del bene, del male, della religione, di Dio, Gesù e Maria, di Maometto e Buddha, degli alberi, dei fiori, delle formiche, delle pietre, dell’ anima, del corpo, delle donne e degli uomini. Non aveva un’idea precisa del sole, delle tartarughe, delle foglie e dei lombrichi, della vita e della morte. Viaggiava in apnea tra la nebbia, sospinta dalle domande verso una strada lunga e dissestata, con meraviglia, discrezione e rispetto per tutto ciò che le passava davanti. Con entusiasmo e curiosità, passione e dolcezza, paura coraggio, determinazione e mille e poi mille perché. “Scema, senza il motore la barca non va avanti” e aveva riso. Non c’era mica bisogno sempre di dirgliele seriamente le cose. Si poteva provare anche in maniera diversa. Così se non capiva in un modo ci provavo in un altro e se non capiva in un altro poi ci provavo in un modo. Alla fine il senso c’era quando all’improvviso le vedevo aprire e gli occhi e poi le lebbra in un meraviglioso sorriso. Prima gli occhi poi le labbra. Quanta luce.

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mercoledì 14 maggio 2008

Infumocidio


Non avevo nessuna intenzione di dirle di si, assolutamente, ma non avevo saputo dire di no. Avevo acceso l’unica sigaretta del pacchetto nonostante m’avesse pregato insistentemente di non darle fuoco. Per dispetto l’avevo accesa, gettata a terra a metà e schiacciata con il tacco della scarpa con una cattiveria mai mostrata prima. O lei o il polmone mi ero promesso. Ed evidentemente avevo scelto lei. “Maledetta Marlboro” le avevo sussurrato guardandola un ultima volta con disprezzo mentre il vento la portava via, in un ultimo lungo viaggio, prima che il primo attentissimo operatore ecologico la consegnasse dalla scopa alla paletta e dal furgone all’inceneritore per la cremazione finale. Avevo proseguito il mio cammino attraverso strade asfaltate con motociclisti asfaltati da utilitarie asfaltanti e conducenti frettolosi. “Si sarà fatto male?” Mentre luce verde e clacson impietosi non lasciavano al mio cervello il tempo di elaborare una risposta decente. Niente lasciato al caso. Qualcuno aveva previsto tutto, si era solo dimenticato di avvisarmi. Avevo imboccato la via cosciente di poter fare un Infumocidio. Quattro euro e spiccioli per 20 giovani, ansimanti, bastardissime sigarette. Avevo scartato il pacchetto con cura. La plastica, poi il cartoncino e le avevo guardate a lungo. E io guardavo loro mentre loro osservavano me. E loro guardavano me mentre io guardavo loro. Loro guardavano me mentre io guardavo il tabaccaio “Mi dia anche un accendino” avevo detto serio “quello che costa meno” avevo aggiunto deciso prima di scappare lontano, dove un attentissimo operatore ecologico le avrebbe consegnate dalla scopa alla paletta e dal furgone all’inceneritore per la cremazione finale. Poi mi ero lavato i denti e per rispetto alla mentadent avevo addentato una mela verde e mi ero sorriso allo specchio prima di crollare in un sonno profondo..Sogni d'oro a tutti..

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venerdì 9 maggio 2008

La grotta


Ho pensato a te. Non te l ho detto ma probabilmente qualche volta l hai capito dal tono della voce. Volevo dirti anche delle altre cose ma non ci sono riuscito e allora o virato discorso approfittando del vento favorevole sulla lingua umida e poco impacciata. Parlavo di stagioni ma pensavo a tutt’altro e per far in modo che non ti rendessi conto della mia distrazione ogni tanto ci mettevo un cenno con la voce in mezzo cosicché potessi sembrare attento. I pensieri s’intrecciano e si confondono senza logica, ma è proprio questo che succede a volte. Mi si accavallano i pensieri, poi mi sveglio lucido e mi rendo conto che non è male neanche quando si scorticano l’un con l’altro. Nessuno ha detto che la cosa non possa migliorare. Ma ci vuole del tempo. Impegno. Bisogna imparare. Ma a volte mi sembra proprio impossibile. O forse mi sembra bello pensare sia impossibile. Il caos. E’ un po’ come i bimbi quando affascinati da qualcosa sorridono all’improvviso e cercano di descriverla emozionati, senza respiro, con gesti semplici e grandi insieme. Son bimbi loro. Come guardare la televisione spenta e immaginarci dentro quello che ci si vuole. Che catastrofe. In tutto stò casino dimenticavo il motivo per cui mi ero messo a scrivere all’improvviso, che se sorridi tu.. sorride il mondo..

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lunedì 17 marzo 2008

Coffee And Cigarettes



Accendo una sigaretta subito dopo aver bevuto mezza tazza di caffè con due cucchiaini di zucchero. Devo averlo visto in qualche film con il protagonista che con il viso da duro dice qualche frase ad effetto. A metà la spengo, come al solito, senza timore di essere visto stavolta. Sono solo in casa. Se qualcuno me la offre, buttarla quando ancora non è finita mi sembra sempre brutto, così mi giro un attimo e approfitto di un momento di distrazione per liberarmene. Certe volte mi viene voglia di accenderla, dico qualcosa di insensato poi la spengo tra i polmoni che bestemmiano e il cervello che mi chiede una finestra per far evacuare il catrame. L'abatjour accesa in camera che fà molto ufficio, le medicine sulla scrivania a fare molto overdose. Se vedi una cosa dall’alto e non ti piace prova ad abbassarti. Se dal basso non ti piace prova un po’ a mezz’aria. C’era comunque il modo di vederla nel modo giusto, avevo pensato mentre soffiavo a pieni polmoni quella gocciolina di detersivo aggrappata al bicchiere fradicio. “Cadiii” le gridavo mentre lei imperterrita si dondolava e non cedeva. Avevo preso per il collo il sacchetto della plastica minacciando di rovesciarlo nel cassonetto dell’umido come ostaggio, ma la gocciolina non scendeva. “Buttati, per te è finita cazzo buttati” avevo provato ancora inutilmente. Così l’avevo affogata sotto litri d’acqua ghiacciata ed era scesa giù per il tubo lanciando un ultimo grido disperato “Tic”.

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martedì 11 marzo 2008

Basette, Pizzetto e poesia pura



Ora Lamentati..

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venerdì 7 marzo 2008

Il ragnetto sul soffitto


Certo di peggio poteva esserci soltanto la castrazione. L’infezione al testicolo lo costringeva a rimandare i già poco frequenti rapporti sessuali, a stoppare durante le feste le fanciulle intenzionate a tastare con mano la consistenza del marsupio ed annullare le abitudinarie Pippe di mattina pomeriggio e sera. L’inferno per chi la sera registrava le videotelefonate erotiche di TeleNova per non perdere i Filmissimi di AntennaTre con la Fenech e Lino Banfi. Avevo deciso di aiutarlo, in qualche modo, infilandogli le manette ei polsi e costringendolo al legame forzato col divano e la tv accesa su RaiUno, certo che tra Clerici, Cucuzza Giurato e la Santa donna di Domenica In i pensieri erotici potessero dissolversi come il fumo al vento. L’unica cosa che avevo deciso di rimandare nella giornata era l’incontro con il coinquilino del piano di sopra, così l’avevo pregato tra un sorriso e un occhiolino di evitare la chiamata che tra una cosa e l’altra comunque prima o dopo sarei comunque dovuto andare a trovarlo. E aveva annuito. La primavera più che l’Eros stava portando pruriginose allergie curabili con un bagnoschiuma da 7 millilitri e 27 euroa confezione che avevo deciso di lasciare in farmacia. “Mi costa meno investire nella ricerca” avevo pensato di rispondere e mi ero dileguato nel nulla. Il motorino che si accende al primo colpo, la spazzatura scesa magicamente da sola nel cassonetto, la bolletta del gas che tardava ad arrivare mi avevano fatto pensare ad una giornata di quelle indimenticabili. Con le temperature ad accarezzare lo Zero passavo dai 10 ai 15 minuti con le mani a pomiciare l’un l’altra sotto il getto dell’acqua calda, dimenticando a volte di avere inboccato la via del gabinetto solo ed esclusivamente per lavarmi quel viso provato da una notte di sogni e speranze. “Dove ha intenzione di andare signor Schirru senza un euro?” E avevo deciso di accomodarmi comodamente a casa, bere acqua del rubinetto, mangiare briciole di pane e sorridere di quel ragnetto che senza pagare un sub-affitto aveva deciso di metter su un monolocale dentro la mia stanza, piano piano, in silenzio, con il desiderio soltanto di non disturbare e di non essere disturbato. Le possibilità rimanevano due: O una doccia fredda gli avrebbe fatto capire chi porta i pantaloni in casa o un po’ di aria dalla finestra spalancata gli avrebbe aperto la via verso nuovi orizzonti e nuove mete. “Si porti dietro anche il suo Monolocale” Avevo imprecato decidendo poi di lasciare la responsabilità del gesto a quella donna delle pulizie che aumentava il prezzo delle sue prestazioni in maniera inversamente proporzionale al tempo in cui sta in casa a pulire. E mi ero adagiato a osservare. Le nuvole scure, il cielo abbinato, le signorine a cazzeggiare di sotto mi facevano pensare che il tempo si era fermato milioni di anni fa e nessuno si era accorto, distratto da un ragno appeso sul soffitto, nella speranza di non essere osservato.

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domenica 2 marzo 2008

Dall'angolino nascosto



Meglio o peggio era diventato irrilevante ad un certo punto della serata. Mi ero dato una pacca sulla spalla convinto che in fondo potesse poi non essere così male. Tra Gonne Mini e Tacchi Maxi c’era comunque sempre qualcuno interessato a rasare l’aiuola fertile di una serata conforme alle regole del giovanotto moderno. Fumo, tette, alcol, testosterone a saltellare per la sala come il decoltè di chi volutamente a scoperto lo scopribile e qualcosina in più. Chi con la spada e con il sangue, chi con il culo e con le tette, la vocazione era sempre e comunque la conquista di un gradino maggiore nella scala del potere. Niente di più prezioso di tutto ciò che si poteva vedere e toccare con mano, fuori il gelo dentro la primavera prepotente di chi si inibisce soltanto in preda al rancore il mattino seguente, con la testa che scoppia e quell’ego gonfiato scoppiato come una bolla di sapone nell’aria un po’ più fresca della realtà del risveglio. Quando le gambe son solo gambe, le mani soltanto mani, le labbra soltanto labbra. “Buongiorno” mi ero saputo dire ed ero corso a lavare i denti. La sensazione era doppiamente piacevole se si era rimasti ad osservare volutamente dalla prospettiva ritenuta giusta, con il gusto di chi riusciva a respirare la serata anche dall’angololino del suo mondo. E quello appunto era il luogo privilegiato. L’angolino nascosto in cui nessuno poteva mai entrare, il rifugio segreto da dove poterlo osservare, con discrezione e magia, in una serata da non dimenticare.

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