
Fa caldo. Mi giro su me stesso e sento caldo. Lunedì 13 Ottobre e sento caldissimo in questo letto. Mi sembra di non potermici staccare. Mi alzo e apro la finestra. Ho provato a dormire ma non ci sono riuscito, questa Domenica è stata lunga, lunga quanto lo sballo per un fuso orario. Mi alzo e accendo il computer. Odio Internet, lo odio proprio nel vero senso della parola. Odio Internet e le community che ci han costruito dentro. So tutto di tutti, so tutto e non so un cazzo. So di Maica che va al Jacky, di Manuela che è in attesa, di Claudio che è appena rientrato, di Paola che manda a fare in culo il mondo. So cose di cui non so niente e di cui non voglio sapere niente. Odio Internet per l'uso malato che ne faccio, drogato come sono, e me ne voglio liberare. Me ne voglio liberare e non ci sono ancora riuscito. Voglio i numeri di cellulare di tutti quelli che mi hanno aggiunto su Facebook. Voglio i loro numeri e voglio vedere se mi chiamano sette, otto volte al giorno per dirmi che vanno a cagare, che stanno per cucinare, che si vogliono suicidare. E voglio vedere quante volte chiamo loro per dire che sto male, che sto bene, che ho caldo, caldissimo Lunedì 13 Ottobre ora che il buio si è impossessato di Roma e Casalotti già da qualche ora. Gli utenti di Facebook non esistono se non mi chiamano e non li chiamo e non li vedo e non le trombo a volte e non mi schiaffeggiano e non mi insultano e non si guardano in questa calda notte che tarda a convocare il sonno. Indosso i pantaloni che ho fottuto a Giovanni tre anni fa ed esco a prendere aria. In fondo alla strada un poliziotto mi chiede di accostare.
- Ho caldo - dico
- Patente e libretto - mi dice
- Di chi è la vettura? -
- Di mio padre - dico - Fa caldo stasera - dico
Accarezzo Jimmy e riparto, ho sorriso a un poliziotto che era entrato esageratamente nella parte e non ha ricambiato. Più tardi tornerà a casa, toglierà la divisa, scorreggerà, guarderà le telefoniste porno in canottiera e mutande e dimenticherà per un attimo di fingere d'essere un poliziotto.
- Scendi - dico
- Sali - risponde che sono praticamente già arrivato nella sua stanza
Lei vuole parlare, io fare l'amore. Allora mentre parla la spoglio. Scopiamo e mi sento solo, scopiamo e lei mi dice
- Fermo, fermo un attimo e guardami negli occhi - Ma non ho nessuno davanti, sto solo scopando e mi sento solo, mi sento solo e sono assessionato da internet e dal caldo che mi sta appiccicato ad ogni cellula.
La guardo negli occhi e non vedo nessuno
- Che cè? - dico
- A che pensi? - e vorrei sparire per un attimo, penso al caldo, alle cellule, a internet, che son solo
- A te - rispondo, e lei sorride
Poi torno a casa, il poliziotto avrà appeso il cappello sul porta abiti all'ingresso, avrà bevuto una birra e si sarà addormentato davanti alle pornotelefonate in attesa di ritrasformarsi in quello che si era convinto per un attimo di essere stasera.
- Chissà se ha caldo - penso salendo le scale - Non me l ha detto se aveva caldo pure lui - e torno nel mio guscio
lunedì 13 ottobre 2008
Il poliziotto in canottiera
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sabato 11 ottobre 2008
Il cartello condominiale

Si avvicina un Pakistano con delle rose sulla mano destra e un Cane di peluche sulla sinistra. Gli infila un dito nel culo e il cane rizza le orecchie. Lo fa due o tre volte. Poi si volta e va via. Incomprensibilmente nessuno, di venerdì sera, aveva bisogno di un cucciolo finocchio e lussurioso. Faccio l'ultimo tiro poi la spengo. Un sorso di birra amara e butto l'occhio al centro della piazza. Sono solo in mezzo ad un sacco di gente. Qualcuno lo nota e me lo fa capire con gli occhi. Lei prende le chiavi e le infila tra due seni grandi quanto due pugni pieni di sabbia - Ora prendile - mi dice, mentre mi sento solo tra centinaia di persone. Sorrido come se non avessi sentito. Forse non ho sentito davvero. La camera è poco illuminata. Un cartello nel portone di ingresso recita con caratteri a prova di Bocelli - SIETE PREGATI DI CHIUDERE IL CANCELLO - Che corrisponde più o meno a - Vaffanculo quando torni chiudi quel cazzo di cancello - Quello che l'ha scritto, quando l'ha scritto secondo me aveva i coglioni girati. Avrà detto alla moglie - Ora ci penso io - e sarà andato a comprare un foglio di carta A4 e un pennarello nero e grosso con la foga di chi deve fare una cosa importante. Avrà pensato qualche minuto a cosa scrivere per poi scrivere alla fine quel verbo PREGARE di gran moda nei condomini incazzosi. Che poi salendo ho pure dimenticato i portone aperto. La camera non è molto illuminata, mi guarda in viso mentre scalda una mano tra due cosce seminude. Potrei scaldarci la mia di mano tra le sue cosce seminude ma apro gli occhi e sono completamente solo. Stamattina un'anziana aveva commentato così l'andamento della borsa - Ah cicoria a tre uero, ma che siamo matti? - e aveva ripiegato sugli spinaci.
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mercoledì 8 ottobre 2008
Solo perchè è nuda

Ora che è nuda adagio l'orecchio sul suo ombelico e ascolto in silenzio il suo respiro leggero. La guardo e sorrido, poi mi adagio di nuovo un pò più sopra stavolta, per non scrivere post esageratamente porno. Dovrei guardarla negli occhi e capire cosa sta pensando. Appoggio lo sguardo sul suo un attimo. Sbaracco le mani come in croce e confuso guardo il soffitto. Poi mi alzo e vado in bagno, mi guardo allo specchio, mi schifo da solo, passo la mano tra i capelli e torno indietro. E' ancora nuda - Mi avrà spogliata per un motivo o per sentire il mare dal mio ombelico? - si starà domandando mentre mi passo la mano tra i capelli come in bagno colpito improvvisamente dalla sindrome di Vittorio Sgarbi. - Se mi trova qui ora secondo te mi lascia? - mi chiede - Non lo so - rispondo mentre spero di avere il tempo, nel caso, di fare testamento. Marica è fidanzata da sette anni, ufficialmente da quattro, lavora in un pulitissimo locale del centro e scopa due volte alla settimana con il suo compagno. Tre volte a settimana cucina per lui, una volta a settimana lui la porta fuori a cena. Marica ha 29 anni, mi poggia un seno nudo sul fianco, con la mano mi sfiora i capelli e si chiede - Come fanno le persone a stare insieme in quel modo per decine di anni? - - Che cazzo nè so - rispondo un pò confuso, e mi rivesto. Non potevo sapere certo tutto io che sdraiato a fare il morto sul mare della vita, avevo deciso per un attimo di lasciarmici cullare. - Dove vai? - mi chiede mentre un cagnolino grande quanto un preservativo arrotolato mi annusa la caviglia. - A scrivere un post di merda - rispondo. E lo scrivo davvero. Che tanto i miei post me li scrivo, me li leggo e me li capisco da solo. Sembro serio ma sto ridendo. Che cè il rischio a volte che non li capisco manco io. Saluti a tutte le Mariche del mondo. Ciao Giovà, le foto se arrivi a leggere il post fino in fondo sappi che te le mando presto. Sogni d'oro.
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mercoledì 1 ottobre 2008
25/05/1981 - --/10/2008

Dopo una vita di contraddizioni non ha retto alla furia bancaria di un signore sposato. Lascia Jimmy, Jimmyno il motorino, una camera sporca e un cordombleu Arena, in frigo, non ancora scaduto. Prima di sospirare è riuscito con le ultime forze a dire - Ma non dovevi essere a lavoro a quest'ora? - poi è crollato in un sonno permanente. Salito in cielo, seduto alla destra del Padre e con Maria nelle vicinanze credette per un attimo di essere divenuto un tronista. Poi Gesù torno dal bagno e rivendicò il diritto a quel trono che sempre era stato suo. Nuovamente si trovò alla ricerca di un posto nel mondo, nell'altro mondo.
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giovedì 25 settembre 2008
E' lei il mio destino?
Non fumo. Accendo una sigaretta prima di entrare come faccio di solito. Lo faccio perché non so se mi piacerà l’ambiente e le persone che posso trovare. Alcune le conosco certo, ma è sempre un po’ più interessante occuparmi di quelle che non conosco, per pochi momenti, quando ho l’occasione. La accendo ed entro. Con la sigaretta in mano se mi dovessi trovare a disagio potrei far niente e la gente penserebbe che comunque sto facendo qualcosa. Poi se dopo un po’ di tempo non mi fossi ambientato potrei sempre chiederne un'altra a chi non conosco e con la scusa scambiarci due parole. Però non fumo, e il sapore della sigaretta mi fa tremendamente schifo. Allora subito dopo mastico una vigorsol o bevo qualcosa per levarmi quel retrogusto di caminetto che mi riempie l’esofago. Faccio un tiro ed entro. Qualcuno mi ha detto che una ragazza che m’aveva incrociato da qualche parte ha chiesto di me. Faccio un tiro e mi guardo intorno. Se ti lasciano e qualcuno ti dice che un’altra persona si è interessata a te pensi immediatamente al destino. Allora forse quel che è successo è successo per un motivo valido, per consentirti di conoscere una persona nuova che altrimenti non avresti neppure preso in considerazione. Ingoio catrame e mi guardo intorno. Forse incontrerò la donna della mia vita. Spengo la sigaretta e mangio una vigorsol. Non so mai dove spegnerla la sigaretta. Rimane sempre un po’ accesa e il fumo sale lento verso il naso di un Non-fumatore incallito. La musica aiuta a credere nel destino. La sigaretta e la birra mi fanno un pò più figo mentre credo a quel destino. La ragazza sulla poltrona è stupenda. La ragazza sulla poltrona è stupenda fino a quando non appoggia la lingua sulla lingua del ragazzo che le sta di fronte. Laura mi si avvicina e mi chiede una sigaretta – Mi avrà visto fumare entrando – penso mentre gli rispondo che le ho finite ma posso procurargliene una. Laura mi sorride e io chiedo a Fabio di offrirmi una sigaretta da dividere con lei. Mi guardo intorno in cerca del destino. Capisco di averlo davanti quando Laura mi chiede di andare a fumarla fuori la sigaretta. Fuori cè freddo. Fuori cè solo Freddo perché gli altri son rimasti tutti dentro. Dentro le luci son soffuse e io esco con il destino in terrazzo dove la luce renderà tutto un po’ più chiaro. Laura è il mio destino. Non è simpatica certo, non è carina certo, non è giovanissima certo: che destino di merda.
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mercoledì 24 settembre 2008
Sono un ragazzo fortunato
Sono un ragazzo molto, molto, molto fortunato
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A caccia di buone sensazioni

Parto, finalmente, stanco di sentir suonare le stesse trombe monoNota, stufo di discorsi ipocriti e di scuse mancate ma dovute. Parto libero di decidere dove andare, unico responsabile delle mie decisioni, convinto e sicuro di fare, ed era ora, la cosa più giusta. Le tappe verranno decise passo passo. Ci sono alcune persone pronte a svuotare i loro frigoreri dentro la mia bocca e concedermi qualche notte un pò diversa. Così mi hanno assicurato. La prima tappa è la Toscana per poi via via salire. La rotta è stata bruscamente invertita. L'eurostar diretto Termini Verona e stato sostituito da un Intercity che per destinazione e tragitto sa comunque un pò più di nuovo. Avrei trovato troppa polvere certi giorni Veneti. Lascio a casa fantasmi e apparizioni inutili. Ringrazio certe Gnome e certe persone mai banali, attente, presenti. Devo delle scuse per non essere riuscito a fare del mio meglio con l'università in questa sessione a chi da tempo mi stà dietro. Prometto dopo questa pausa di dedicarmi solo a quello. Spero di aver modo di aggiornare e darvi qualche importante Gandhinews. Buon viaggio a tutti...
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martedì 23 settembre 2008
La fine è il mio inizio
Certi viali sono lunghi e tortuosi e chi li imbocca non può più tornare indietro. Mi ero fermato un attimo e mi ero guardato alle spalle sicuro di voler ripercorrere il tragitto al contrario. Ma la bimba mi spingeva con forza lontano, invitandomi a incamminarmi per quella strada che mai mi avrebbe riportato sui miei passi. Questa è la storia di un bancario sposato con una moglie che non lo conosce (ancora), di una bimba in un acquario e di un ragazzo che si era appena rotto i coglioni. Appena rotto i coglioni certo. Nella vita non ci si deve mai tirare indietro. Non mi ero fermato a metà strada a piangere, avevo continuato ad andare convinto, prima o poi qualcosa sarebbe dovuta accadere. La strada era in salita, toruosa, piena di buche e pericoli. Il cielo non era grigio e minaccioso, era nero ed era passato ai fatti. Si faceva fatica a respirare, a procurarsi del cibo, a sopravvivere a momenti. Avevo percorso strade come quella e peggio di quella. Una Gnoma una volta mi aveva consegnato Il Segreto e da lì avevo cominciato a risalire. Chilometro dopo chilometro la strada si allargava, la luce penetrava tra le foglie di grandi alberi in fiore immersi in giardini immensi e carichi di vita, si popolava di gente ed energia. L'aria diventava pura e il cielo limpido. In cima il sole splendeva. Pioveva acido invece su un matrimonio ipocrita rimasto a valle, nella valle delle bugie. Pioveva acido e una bimba sola si bagnava e non aveva riparo. Ma io non potevo più tornare indietro. Buongiorno mondo.
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sabato 20 settembre 2008
Integrazioni difficoltose
Avevo per un attimo accantonato l’idea di un’integrazione totale tra due mondi così differenti. Mentre l’uomo imparava ad affrontare le vicissitudini della vita guidando gli eroi di Double Dragon alla salvezza della principessa rapita, la donna imparava ad affrontare le vicissitudini della vita pettinando quella Barby che avrebbe rappresentato un chiaro esempio da seguire negli anni a venire. La donna imparava ad apparecchiare e sparecchiare con la stessa gioia con cui l’uomo imparava a palleggiare e scatarrare. L’uomo si avvicinava alla cultura e alla sociologia confrontandosi con i complessi testi di Novella 2000, Teletutto, Tuttotopa, la donna ci provava con l’aiuto del Cioè. L’uomo si affezionava alla terra che portava a casa nascosta nelle suole delle scarpe mentre la donna iniziava ad odiarla e spazzarla via da casa. C’era un attimo nella vita di un uomo e della donna in cui qualcosa sembrava integrarli totalmente. Erano gli anni dei baci infiniti, gli anni che tornavi a casa con le labbra gonfie e non solo quelle, gli anni delle Vigorsol sempre in tasca, dei racconti esagerati agli amici, delle mani che cercavano solo le mani, della forfora che veniva giù a quintali quando lei ti passava estasiata le mani tra i capelli, dei brufoli che spuntavano come bollicine nella Ferrarelle ed esplodevano come la passione tra un bacio prolungato e una testata con un compagno, delle scoperte sempre rimandate, dei sogni prima di dormire, dell’immaginarsi da grandi e pensare di diventare esageratamente belli e muscolosi, del trovarsi di fronte ad uno specchio dopo qualche anno e rendersi conto che con l'immaginazione si era andati oltre. Ci si risvegliava all’improvviso, in ritardo con gli esami, alla ricerca di un lavoro, ancora assonnati, e si sognava di tornare a sognare. Il sesso è una pratica antica, misteriosa e riservata a pochi eletti di cui per qualche oscuro motivo non facevo parte. Non poteva essere solo una questione di frutta e verdura. Patate, zucchine, banane e ciliegine non potevano bastare a spiegare il grande segreto dell’amore carnale. L’accoppiamento dei Pipistrellus pipistrellus spiegatomi da Piero Angela non aveva certo chiarito completamente le mie idee. Avevo provato ad appendermi a testa in giù ed emanare onde elettroamorose con scarsi risultati. Solo una femmina di uomo avrebbe potuto salvarmi, oppure il Teletutto, oppure Super Quark. Che bello aver la possibilità di poter scegliere.
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