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giovedì 27 agosto 2009

Heaven out of hell (Ciao Gandhinews)


Secondo me dovrebbero rassicurarmi sulla reincarnazione

Le notti insonni e i risvegli agitati, il corpo che non trova pace sul materasso prima di dormire, secondo me se qualcuno mi rassicurasse sulla reincarnazione...

Il dolore sveglia i sensi

Non sarà l’ultimo grido tifare per il sole che tenta l’alba ostacolato dalle nuvole alle sei e mezza del mattino ma non ho mai detto di seguire le mode, e comunque avevamo appuntamento

Scambio camicie usate con Angelo, compro magliette indossate da Cadau, calzo scarpe che mi tengono caldi i piedi, non ho mai detto di seguire le mode

Certe persone vogliono farti credere che le favole non esistono, se loro non ci credono non significa che non esistono

Al mattino, molto presto, ho pensato che ogni vita dovrebbe avere una missione, ogni giorno dovrebbe avere una missione

Ho provato a pensare a dei progetti, a qualcosa che potesse farmi sentire realizzato, mi piace quando sorridono le persone, quando sono se stesse e non si sforzano di essere ciò che non sono

Ho deciso che nella vita voglio camminare, che se qualcuno non capisce non significa che sto sbagliando, forse non riesce a guardare la cosa dal mio punto di vista, non per forza sto sbagliando..

Ho deciso che se sbaglio e lo faccio in buona fede mi posso perdonare, in buona fede però devo sbagliare per perdonarmi, niente trucchi e niente inganni, in buona fede posso riderci sopra, ridere di me stesso

Ho deciso che posso crescere, ma le condizioni le detto io, nessuno pensi di decidere come devo crescere

Mi dispiace per alcune persone perse durante il cammino. Ci tenevo a certe persone perdute durante il cammino. Non posso tornare a prendere certe persone perdute per la via, non si sono perdute, hanno volutamente cambiato direzione, era comunque bello chiacchierare con loro certe sere

http://www.lucaschirru.com/ gandhinews.blogspot.com finisce qui, ci spostiamo su un'altra pagina http://www.lucaschirru.com/

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sabato 15 agosto 2009

Ferracosa?


Non ho mai capito cosa si festeggia a ferragosto, metà mese?

Sono sette anni che non la vedo e non mi parla e ci sbatto sopra in un posto che nelle sere in cui immaginavo il nostro futuro incontro neanche esisteva ancora

Allora per forza di cose che l’incontro immaginario era sbagliato. Colto in fallo, me la prendo con il mio quinto senso e mezzo, vado via e provo a rincontrarla in modo più consono a come lo avevo immaginato,

Niente, sempre lo stesso effetto, lo stesso non effetto

A lui neanche devo stare così simpatico. Un messaggio, mi dice di un messaggio di sette anni prima che mica lo aveva gradito, volevo fare l’amore con lei e sposarla, sogni di un ventenne ubriaco non corrisposti dal ragazzo della ventenne a cui li aveva confidati

Capisco che certi incontri troppo pensati quando si scontrano con la realtà sono molto meno affascinanti, provo a farmene una ragione

Non è altro che una gnometta con il gusto per le cose semplici, sempre meglio della gargamella con l’hobby di amplificare problemi inesistenti, penso, ma poi alla fine, come al solito giustificherò l’ingiustificabile?

Penso al prossimo incontro riservato dal destino e mi ritrovo deluso prima ancora di trovar mici all’interno

Un locale, un tavolino, lei con il suo lui, sguardi che si incontrano e indifferenza assoluta, niente di niente, apatia, io non invidio lui, lei non invidia me né la mia vita, nè ricordi né rimpianti, tutto troppo breve, tutto troppo veloce, la moda è vivere l’attimo fine a se stesso

Meno male che Angioletta mi ha fatto Giovanni

Allora quando passa lei e mi porta via ci vado senza batter ciglio, sette anni ad aspettare poi mi dimentico anche di salutarla quell’altra, o forse mi sto solo adattando alla moda

Biologicamente non ho più di ventitré anni, quando me lo dicono ringrazio Dio, Mezza Penna altrimenti mai l’avrei potuta conoscere, sono l’unico al mondo ad essersi creato la sua gnoma a proprio piacimento

Un genio

O forse c’è che non mi voglio adattare a certe mode

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venerdì 24 luglio 2009

Buon risveglio Mezza Penna


La luce del sole penetra prepotentemente tra le tende bianche della roulotte. Esco fuori scalzo, mi piace la terra sotto i piedi. Bagno le mani e la faccia, faccio pipì all’aperto, un leggero venticello scuote le foglie del fico che sto innaffiando. Torno sui miei passi.

Apre un occhio un istante, la pupilla perlustra a piccoli balzi l’area che si trova di fronte, poi si chiude all’improvviso. L’occhio si riapre, un altro giro di perlustrazione per chiudersi nuovamente. Mezza Penna ha sonno. Le labbra chiuse, le palpebre rilassate, l’espressione incantevole del suo viso rilassato, la pelle tesa, liscia, il lenzuolo che la copre fino alle natiche. Le porto indietro con la mano il ciuffo che immediatamente ritorna davanti al suo occhio destro.

- La nostra prima notte – ha aperto gli occhi, mi ha sorriso, si è messa in piedi sul letto e con un balzo e finita tra le mie braccia, ha avvinghiato le gambe intorno alla mia vita e mi ha guardato fisso negli occhi – andiamo? Erano ore che aspettavo di svegliarmi per iniziare la nostra prima mattina da fidanzati, mi sono addormentata subito perché la mattina arrivasse prima. Così è successo. Eppure, se proprio la vuoi la verità, se proprio devo dirla tutta queste ore di attesa mi sono parse comunque infinite –

Rido divertito dalla sua energia. Un minuto prima giaceva come morta sul letto della nostra roulotte, ora sembra abbia le pile cariche come le avessero appena staccata dal caricatore.

- Quello che scrivi nel tuo blog, insomma ieri notte mentre t’immergevi nel Mediterraneo sono rimasta a parlare intorno al fuoco con gli altri e qualcuno ha detto che il tuo blog, quello che c’è scritto qualcuno diceva che è un po’ perverso, che scrivi di persone che fanno l’amore, che si baciano, di tette e culi, starò mica sposando un maniaco sessuale? – mi sorride e mi mostra una tetta – Non lo trovi sconvolgente? Ci conosciamo da poche ore e ti ho già fatto vedere una tetta, se quelle persone lo sapessero, se solo sapessero – si interrompe per respirare – se solo sapessero che il blogghista maniaco condividerà le sue giornate con una poco di buono come me. Nascondiamoci amore, scappiamo prima che ci scoprano – ride, si spoglia della fascia che tiene sempre intorno al polso, prende la pompa e con l’acqua ghiacciata che disseta zucchine, piselli, lattuga, patate e fagioli, rinfresca il suo corpo accaldato dal sole appena sorto.

Mezza Penna è la persona che mi sembra di conoscere meglio da qualche giorno a questa parte. Nessun imbarazzo, nessun problema di comunicazione, nessuna domanda superflua, stiamo insieme perché è normale che sia così. Quando accadono queste cose non ti chiedi mai il perché. Capita a volte di incontrare persone e di condividerci le stesse situazioni e di sentire comunque il distacco, una distanza infinita.
Ci sono coppie di persone belle, le belle stanno con i belli, ci sono coppie di intellettuali, le intellettuali stanno con gli intellettuali, ci sono coppie di colleghi, a volte i colleghi stanno anche con le colleghe, ci sono coppie di gente che non ha un cazzo da dirsi. Io e Mezza Penna viviamo una cosa diversa, che capita a tutti, ma poche volte nella vita, parte del sole che sorge al mattino, stiamo insieme per lo stesso motivo per cui la luna la sera ci tiene compagnia, per lo stesso motivo per cui la terra gira intorno a se stessa, per lo stesso motivo per cui la mattina apriamo gli occhi: perchè deve essere così. Ci respiriamo.

Quando questo non accade, le persone tendono a farsi venire dei dubbi, a porsi delle domande, sono scontente del loro rapporto di coppia. Credo.
Per innamorarsi, è necessario che la persona che si ha di fronte ti sappia tenere testa

Si infila il costume, corre come impazzita verso i piselli, ne sbuccia alcuni e li mangia crudi – Aahh, da me la mattina trovo i biscotti del mulino bianco, i plumcake, i cereali, mai i piselli – dice rannicchiata sulle ginocchia, poi si alza sulle punte e cerca di raggiungere un fico maturo – Che fai? Mi guardi? Pensi che non lo posso prendere, pensi che debba chiedere il tuo aiuto per mangiare quel fico troppo alto – Torna indietro, prende la rincorda, poggia un piede sul tronco della pianta e raggiunge il fico, siede sulla terra umida, incrocia le gambe – Me lo gusto e andiamo -

Rido, ho l'impressione che il fico, da un momento all'altro, se la possa mangiare in un solo boccone

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mercoledì 22 luglio 2009

Mezza Penna


Da lontano sembrava alta quanto un pugno, da vicino non cambiava poi tanto

Non che io fossi un gigante. Una ragazza, quando stavo con lei, mi diceva sempre che se fossi stato più alto si sarebbe sentita più protetta. Io mi chiedevo sempre – Protetta da cosa? – non avevo nessuna intenzione di fare la guerra con nessuno

Si era avvicinata, aveva soffiato sul ciuffo che le copriva l’occhio destro che in un attimo era tornato lì dove voleva stare

- Ecco. Finalmente ci conosciamo – e aveva soffiato sul ciuffo scuro che subito era tornato al suo posto – Io sono Mezza Penna, tu lo so chi sei, inutile che ti presenti, sono mesi che ti conosco –

Sorrideva a tratti, poi si faceva seria, era certamente buffa, mi piaceva e sentivo che il cuore me ne dava conferma

- Non pensi che dovremmo fare una passeggiata prima di fare l’amore? Chiacchierare, raccontarci qualcosa, tenerci la mano. E’ così che iniziano i rapporti no? Quelli seri intendo. Prima ci si scambia qualche parola, poi ci si bacia, tu mi spogli, facciamo l’amore e stiamo insieme tutta la vita. O avevi altri progetti? Avevi già progetti per il futuro?

Mi veniva da ridere, lei aveva soffiato sul ciuffo che era come sempre precipitato nuovamente davanti al suo occhio destro

- Perché non li leghi? –
- Perché dovrei? Io ti ho per caso detto di camminare più piano o più veloce o di sculettare o di assumere un’aria da macho? –

Avevo riso ancora. I pantaloncini corti, la canottiera nera e una collana a scivolare in mezzo al seno. I capelli lunghi e neri, il naso alla francese, le guance rossastre e il ciuffo davanti all’occhio destro. Mi sembrava bellissima. Minuta certo, ma avevo sempre avuto un debole per le miniature di donna.

- No, non ho nessun’altro progetto per il futuro –

Avevamo passeggiato sotto gli alberi della pineta e lei mi aveva raccontato di se guardandomi a momenti con gli occhi tondi e grandi e vispi, poi mi aveva teso la mano – Questa ora possiamo darcela – e aveva continuato a parlare – la mano se la possono dare anche due amici, noi che abbiamo deciso di passare la vita insieme quindi..-

Non l’avevo mai vista prima e mi sembrava di conoscerla da anni, come un’altra volta, avevo lasciato che quelle sensazioni si impossessassero di me e mi ero lasciato andare

- Forza, prendiamo la tua macchina, voglio fare l’amore in un posto diverso da dove abbiamo passeggiato. Così avremo due paesaggi di cui parlare nei nostri ricordi, due luoghi importanti, uno prima, l’altro dopo aver fatto l’amore –

Decideva tutto lei, era così buffa, sicura di se, divertente, divertita dalla vita, così, come l’avevo sognata. Mezza Penna si faceva chiamare. Aveva soffiato sul ciuffo che era precipitato ancora sopra l'occhio destro, aveva tolto la canottiera - Che aspetti? -

Era così, come l'avevo sognata..

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lunedì 13 luglio 2009

Mmm Cherì






Ci fermiamo in spiaggia, in questo lido che puzza di creme abbronzanti e sembra una delle spiagge di quelle riviere del Nord che sempre abbiamo odiato quando stavamo nella penisola. Uomini neri come africani e lucidi come pentole appena comperate e donne nude fino al possibile, con fili di plastica che spariscono chissà dove e musica da discoteca e acqua ghiacciata in questo angolo di terra. Mmm c’est pas possible mon Amour

Boschi di ginepri e massi e terre umide di pioggia e asfalto fuso e cinghiali e capre e agnelli abbiamo incrociato con la nostra Jimmy e droghe e alcol e medicine a cazzo di cane con in testa l’ex fidanzata ora sempre fidanzata, solo con un altro, solo questa è la differenza.

Se solo riuscissi a resistere quando mi passa davanti con quel costumino bagnato, se solo smettesse di sorridermi, di guardarmi in quel modo, di tenere due dita sotto il laccio del bikini mentre mi parla mmmmMon Cherì

Acqua gelida e trasparente come il suo costume, torniamo indietro dalla nostra passeggiata.

Io mi ricordo che certi giorni, quando la guardavo e sapevo che non sarei mai diventato un uomo, quando la guardavo e sapevo che una donna ad un certo punto lo vuole un uomo, vuole che quello che ha accanto possa sembrare un cucciolo di uomo diventato adulto, che dia l’impressione di saper cacciare, di sapersi difendere da solo, io mi ricordo che in quei giorni lo sapevo che non avremmo diviso la noia di un rapporto duraturo insieme.

Sarà l’estate, il mare, sarà la musica stanotte ma non riesco a togliere lo sguardo dal suo viso e dal suo culo, secondo che lato mi offre.

Ah lo so che non sono un uomo, che non lo diventerò mai, che quando racconto dei miei 28 anni mi guardano strano. Ah no che non sono in grado di affrontare la serietà di certi argomenti, ah lo so che non ho una fidanzata, un lavoro come si deve, una casa come il tuo lui, che non le so risolvere certe questioni, sembrare adulto vicino al tuo giovane anziano. Maledetta maturità che non arriva, quando imparerò a incazzarmi per il lavoro, per lo sportello dell’automobile graffiato, quando inizierò a vestirmi Just Cammelli, frequentare le Maldive, certi locali di certi posti. Quando imparerò a parlare di argomenti che ho letto cinque minuti prima per mostrare agli altri la mia immensa cultura. Mmm

Io la guardo e lei mi guarda ed io la guardo.
Lei mi guarda ed io la guardo e lei mi guarda poi schiude le labbra dolcemente
– Tu menerve –
Che poi è la stessa cosa che potevo dirle io, se solo non m’avesse anticipato. Ridiamo, io la guardo, lei si avvicina

– Oh c’est possible? Lucà? –
- Oh me oui je suis Lucà – ride

Che poi lui, il suo compagno dico, il ladro del suo cuore poi, neanche mi sembra così contento di vedermi. Allunga la mano, la stringe forte, ma così forte che quando la molla la scuoto un paio di volte per riattivare la circolazione. Io lo guardo e lui mi guarda ma non abbiamo un cazzo da dirci, allora gli sorrido dolcemente e lui la prende come una provocazione. Sgancia un destro mi butta a terra poi s’allontana. Sento il sangue sul labbro, sento caldo il sangue bagnarmi la lingua. Io la guardo, si allontana con lui, andando via mi offre la sua parte migliore, si gira e mi sorride Mmm Cherì j’ador..

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mercoledì 1 luglio 2009

Sto bene, grazie

Mi lascio andare alla barba che non mi faccio, questa sera, in attesa che uno dei suoi due piccoli piedi varchi la soglia della mia casa spartana.

Dovrei baciarla, invece aspetto un attimo perché niente sia banale o scontato. Ho già deciso di baciarla ma devo fare in modo che non lo capisca. Mi agito, passeggio avanti e indietro mentre le parlo, sembro preoccupato, agitato, scosso, confuso. Quello sempre. Problemi forse. Mica il suo culo, altre cose nella testa, altre. Volgare.

“Ci pensi ancora a lei?”
“A volte, capita”
“Che significa, io ti ho fatto una domanda precisa, quello che mi interessava sapere è come la pensi, in che termini, stai male quando la pensi?”
“A volte, capita”
“E quando stai male ci sono dei motivi particolari per cui stai male”
“ No, forse, credo ci sia più di un motivo”
“Vorresti vederla?”
“Un giorno forse”
“Vedi lo sapevo, si capisce che la ami ancora, che non ne sei uscito, vive nei tuoi ricordi, nei tuoi pensieri, è sempre lì”
“Ci conosciamo da ieri io e te”
“E allora?”
“Tra due ore sarò stanco di questo interrogatorio, preferisco essere condannato e scontare la mia pena subito, mi costituisco”
“Non si può mai parlare seriamente”
“Ci conosciamo da meno di 24 ore”
“E in queste 24 ore non abbiamo mai affrontato un discorso serio”

Mi condanno per non averla baciata subito, per non averci fatto l’amore per poi dirle sconsolato “Domani mi alzo presto, sai il lavoro, sai gli impegni, sai le interviste, devo portare il cane a fare la pipì, mia nonna è sonnambula ogni mattina alle 4 devo alzarmi per recuperarla dalla strada”

Merito queste domande a cui non so cosa rispondere, le persone hanno bisogno di certezze. Non mi voglio fidanzare, grazie, non voglio alzarmi e chiedermi dove sei né voglio che tu ti chieda dove sono io. Non voglio sapere chi è quel collega che ti tampina di messaggi, non voglio essere obbligato a visitare tutti i negozi di scarpe del centro e fare su è giù con la testa mentre mi chiedi “Ti piacciono?” quel paio che non ti farei mettere neanche stessi recitando in una storia scritta da Moccia.

Non voglio essere costretto a vedere i Cesaroni a letto, né Uno né Due Posti al Sole, non mi interessa se il capo si scopa la collega, non voglio che l’Ikea sia l’unica meta delle nostre passeggiate domenicali, lo so che il tuo ex ha voglia di incontrarti e che tuo zio tiene tanto che Natale io lo passi con la vostra famiglia.

Mi dispiace un sacco se la tua amica ti ha detto che con quel vestito non stavi poi così bene. Chi è che ti fa più complimenti di me? Lo so che non ti capisco abbastanza, so che se ci lasciamo la colpa e di entrambi non ti preoccupare. Lo so che con il mio stipendio possiamo campare al massimo due ore, che in un aperitivo ho finito tutti i miei risparmi, so che dovrei rifare il letto prima di uscire.

Non lo so che intenzioni ho, lo so che dopo un tot di anni bisogna sposarsi, so che lo dice sempre tua madre. Mi sono accorto che hai tagliato i capelli, solo non ho fatto in tempo a dirtelo. Si da qualche tempo ci sono più silenzi tra noi, ci sarebbero se solo stessi zitta. Se mi tradisci è perché ti ho trascurato non perché sei zoccola lo so, se tu mi lasci poi non torni indietro. Non lo so che intenzioni ho.

“Sto bene, grazie”

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martedì 30 giugno 2009

Qua qua qua



“Mi manchi, certi giorni, quando proprio non ho un cazzo da fare mi manchi ancora”

“Non ti amo certo, però sei stato importante, il primo a sbagliare certo, io l’avevo detto che dovevo pensare a me stessa, il lavoro sai, la rete di conoscenze nuove sai, quella persona che occupava il mio tempo, il guardaroba cazzo, avevo da rifarmi tutto il guardaroba, cosa pretendevi, che andassi a lavoro tutte le settimane con le stesse scarpe?”

“Il mio nuovo fidanzato si che mi capisce, alto, moro, piacevole. Sono stata a letto con quel mio ex prima, l’ho dovuto fare, mi ha ospitata a casa sua e non sapevo come ringraziarlo. Dopo con il tempo ho trovato l’amore. Sono incinta. Ti ricordi l’ultimo regalo che mi hai fatto? La tutina per neonati? Finalmente mi serve a qualcosa, mi sembrava così inutile, uno sforzo sovraumano per sorriderti e dirti che mi piaceva. Almeno adesso mi serve a qualcosa. Era come un portacellulare senza Nokia dentro insomma. Ora si invece. Lui è Sandro, il mio compagno”

“Ora si che sono felice, rido come una matta. Sembro una pazza, faccio un sacco di cose strane, le risate, tu non immagini le risate che ci facciamo con le mie amiche e il mio compagno certe sere”

“Una volta abbiamo fatto molto tardi la sera, siamo stati sulla spiaggia in cerchio, abbiamo discusso dei problemi della vita, il caro dentisti, creme abbronzanti, la seconda guerra mondiale, quell’altra guerra..come si chiamava quell’altra guerra? Non mi ricordo se terza o prima, ma finiva sempre con guerra mondiale, questo lo ricordo, ne sono certa, perché mi ero detta che se ricordavo l’ultimo pezzo poi dovevo solo cambiare il primo, mannaggia”

"Io e Sandro siamo molto rispettosi l'un dell'altro. Ognuno i suoi spazi, io il pomeriggio gli faccio guardare uomini e donne e lui la sera in cambio rinuncia a sarabanda per farmi vedere Un posto al Sole. E' molto dolce, ogni sera, prima di andare a dormire prepara la camomilla, come la fa lui non la sa fare nessuno. Io penso, lui non me lo ha mai voluto confessare, ma io credo che il trucco stia nel modo in cui scuote la bustina prima di bagnarla nell'acqua bollente. Noi facciamo la camomilla solo con la Ferrarelle sai? Tu come va? Sei sempre senza soldi come prima? Povero, dalll'aspetto direi di si, non è cambiato tanto vero? Vedrai che arriverà il tuo momento"

"Non siamo sposati, crediamo molto nel matrimonio e appena ereditiamo dal padre di Sandro quella villetta poco fuori città. Appena prendiamo possesso della nostra tana allora pensiamo di consacrare il nostro amore"

“Vorresti essere il mio testimone? Dovresti vestirti in un certo modo però, magari ti puoi fare accompagnare da Sandro, lui si che ne capisce, abbina sempre calzini e mutande, oggi per esempio li porta verde incredibile Hulk, se vai con lui stai sicuro che non ti fa sfigurare, Sandro ti andrebbe?”

“Perché vai via? Dove vai? Luca? Ehi dove stai andando?”

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martedì 9 giugno 2009

Blog in Vacanza


Il Capitano sardo ringrazia chi ha letto per la pazienza, chi ha commentato per la cortesia, i protagonisti delle storie, quelli che hanno agitato la sua realtà per diventare fantasia sotto forma di racconto.

Il Capitano sardo ringrazia i sogni che riempiono le sue ore, chi gli permette di non crescere troppo velocemente, chi non rispondendo mai alle domande gli consente di continuare a cercare le riposte.

Il Capitano sardo ringrazia chi gli ha spappolato lo stomaco e chi gli ha addolcito le giornate, che nel bene o nel male, gli ha comunque consentito di scrivere.

Ringrazia gli amici, quelli veri e le amiche poi le donne che popolano la sua testa e quelle che l'hanno popolata in precedenza.

Il Capitano sardo ringrazia la sua Isola, la sua Casa e chi ha la pazienza per crederci ancora..

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sabato 6 giugno 2009

Solo se immagini di volare


All’orizzonte è solo mare. La vita è soltanto un viaggio in cui le donne si fanno troppe domande. La vita è un viaggio in cui le donne chiedendosi se fanno bene o male finiscono per non fare niente. La vita è soltanto un viaggio in cui gli uomini, se aspettano che le donne finiscano di farsi domande, aspettano un treno che non passerà mai.

Sono seduto sulla riva di quest’isola e guardo il mare e penso che per me lei è bellissima. Mia madre dico. E’ bellissima quando ride di gusto, quelle poche volte che ride di gusto e glielo si legge negli occhi, nei suoi splendidi occhi le si legge quell’attimo di felicità eterna. Eterna in un solo attimo mia madre. Un brivido per cui vale la pena vivere quell’attimo.

Sono seduto sulla riva di quest’isola e sento gli schizzi del mare sui piedi nudi e la sabbia tra le dita e il sole batte forte mi saluta e si nasconde. Arriva la sera. Va a riposare il sole, saluta e si nasconde dietro le nuvole. Tra cento anni un uomo, seduto sulla stessa riva penserà le stesse cose. Potesse leggere queste poche righe riderebbe della vita che si ripete, dei pensieri che tornano, negli stessi uomini, reincarnati in corpi appena nati.

La luna ha mangiato tanto questa notte. Grassa grossa luna bianca a illuminare il mare. L’amore è una storia sentita che ci piace riascoltare. L’amore è una favola raccontata ad un bimbo che ci sa credere. L’amore è una stella per l’uomo che immagina di poterla afferrare. L’amore è un bimbo che chiude gli occhi e immagina di volare. Non avere paura dell’amore, chi vive per se muore nell‘illusione di essere diventato qualcuno..

Stolto quell’uomo che non ha il coraggio di porsi delle domande. Bisogna interrogarsi e poi vagare per il mondo a cercare le risposte. Il senso cerco, il senso mentre mi guarda distante qualche metro. Non conosco che i suoi occhi, splendida creatura uscita dal mare questa notte. Era dentro il mare a cercare le sue risposte. Dal silenzio degli abissi è uscita fuori una splendida creatura, è passata ed è andata via. Persa in mezzo al buio.

Le parole di una donna sono solo musica per ingannare il tempo se non sai leggerla negli occhi. Lo sguardo è il diario di una donna persa nei suoi pensieri. Una volta mi piacerebbe uscirci e scoprire i suoi segreti. Quanti segreti nascondi? Se solo potessi scoprirlo, se solo potessimo vederci una volta, una volta sola in mezzo a questa spiaggia amore. Se solo uno, uno solo sapesse con chi sto parlando un giorno forse, potresti perfino venirmi a trovare amore.

Certe donne quando fanno l’amore sono esplosioni d’istinto, feline a caccia di piacere certe donne, quelle che smettono di farsi domande a momenti per respirare la vita, per avere qualcosa da raccontare al cielo. Quelle che mordono come dovessero farsi i denti. Quelle che per un momento non esiste la ragione. Quelle che peccano per il gusto di sbagliare. Splendide creature illuminate dalla luna, certe donne.

Quante volte, guardandoti alle spalle hai pensato - Se potessi tornare indietro..- Starai in silenzio, quando in cerchio, sopra una nuvola, ci racconteremo le stronzate fatte in questa vita? Voglio correre e sentirmi libero una volta soltanto, una volta ancora soltanto, non sarà certo il dolore a togliere il gusto ad una vita.

Il mio angelo è andato via per indicarmi la strada dal cielo.

Sei ancora in tempo, se vuoi, per tornare bambino e fare tutto quello che non hai mai avuto il coraggio di fare. Ci troveremo in cerchio, sopra quella nuvola, a raccontarci le stronzate di una vita. Il bagno nudi in quella notte, zingari senza paura, vagabondi in cerca di emozioni forti, dieci anime vestite solo della vita. Ricordi?

Sono uno zingaro sardo sulla riva di quest’isola magica in contemplazione del mare, mi cibo di silenzio, delirio e sogni questa notte. Poi torno a casa e scrivo, accanto a mia madre, in un attimo di eternità.

Sorridimi ancora una volta.

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domenica 24 maggio 2009

Amore eterno



Certe sere di afa e caldo appiccicoso e sudore e alcol e vestitini leggerissimi di Maggio. Di sguardi e parole e fantasie non dette certe sere in cui è sottilissimo il confine tra amicizia e sesso e amore di una notte soltanto. Certi amori si tatuano nelle vene in una notte soltanto.

Certe sere dopo che tutto è cambiato, certe parole le ha portate via il vento e il tempo e non hanno lasciato che un livido alle loro spalle, un livido e una cicatrice che resterà per sempre, fino a che il corpo non sarà martoriato dalle esperienze e dalla gioia e dalle delusioni e dalle emozioni di una vita.

Quando rientro a casa trovo il cane a leccarmi tutto e pile di piatti a farmi ‘ciao ciao’ dal lavandino. – Avrei preferito una donna – penso – a farmi ciao ciao – penso davanti ai simpatici piatti incrostati dei miei coinquilini. E neanche il cane nell’arco di tutta la serata avrà il buon senso di mettersi i guanti e svuotare il lavello.

Mi mancano quelle chiacchierate sulla spiaggia, illuminati dalla luna, quelle con la sabbia fresca sulla schiena, quelle lunghe a volte inutili ma sempre sincere e spontanee esaltazioni della realtà in riva al mare nelle notti d’estate.

Fidarsi sempre delle persone, dargli un’altra possibilità, anche quando ti deludono, quando pensano solo a proteggere se stesse e il loro ego e la loro voglia di sentirsi bene, sempre e comunque, a discapito di tutto e tutti. Questo si avevo smesso di farlo. Selezione all’ingresso prego, esagerata concentrazione di egoismo all’interno del locale da quando una sera di qualche tempo prima qualcuno aveva dato il là alle esperienze ‘uno per me e tutti per me’.

Adoro quell’attimo in cui, baciandola, il respiro le si fa pesante, quando si gira nella notte, chiude gli occhi poi con uno solo controlla se già sto dormendo e mi prende la mano e la stringe e la tira verso se fino a quando non mi sveglia. Quando sento il suo cuore pulsare forte, poi piano, poi forte e mi sembra impossibile – impossibile – possa essere durato una notte soltanto. Forse è proprio questo il segreto, solo se durano una notte soltanto, certi amori, possono restare eterni.

Prima di dormire ci sono due cose che mi chiedo. La prima è perchè non ho soppresso l'anziana signora che dopo avermi fissato 10 minuti la mattina alle 7 sotto casa mi ha detto - Stò a guardà come sei combinato. La seconda è - perchè se questo simpatico cane elefante di 70 chili è loro sta beatamente dormendo nella mia stanza? - Mi addormento prima di riuscire a darmi delle risposte.

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venerdì 15 maggio 2009

La cintura Just Tritolo




A Campo de Fiori oltre al Ferro c’è sempre anche l’altro ragazzo di colore che infila il dito nel culo del cane per fargli alzare la coda. E’ comunque meno nero del Ferro, maldiviano di Catania raccolto a Prati in una serata difficile e portato a vagare per il centro della città eterna a vedere – come vivono i pirati italiani -.

Scrivo per me a volte, per scrivere scrivo, per vomitare senza sporcare a terra scrivo amore, certe volte.

Noi pirati, arrivati da mari lontani e diversi, non abbiamo una metà da raggiungere, cavalchiamo l’oceano di Piazza Navona per il gusto del navigare insieme, pirati uniti da un’unica grande passione. – Una visione ormai, più che una passione –

Scrivo per ridere amore, dopo piango certe volte, resto serio, sorrido a volte. Scrivo senza pensare, sono le dita che volano sulla tastiera, libero il pensiero, nessuna gabbia quando scrivo, a volte soltanto, se proprio non voglio ferire.

- L’ ultima donna con cui sono stato mi ha chiesto di capirla, un po’ come la prima – dico – io mi ci sono impegnato per capirla, mi ci sono impegnato a fondo, ma come con la prima non ci ho capito un cazzo – Impossibile capirle certe donne, vivono incelofanate nel loro mondo certe donne e aspettano qualcuno trovi il coraggio di spogliarle di quella pellicola che le divide dalla vita.

Io lo guardo – per carità bello sei bello però respira che anche se ti spettini almeno poi puoi raccontarlo a qualcuno – penso. Movimenti lenti e controllati per il bello del Bloom, offre una spalla alla platea, sistema il ciuffo, poggia il braccio sul banco, finge una risata intelligente guardando il vuoto poi butta lo sguardo sulla sua preda. – Lui si che è bello. Se continui a non respirare e muori ti imbalsamiamo e ti usiamo come appendi abiti – penso

Scrivo certe sere prima di andare a dormire. Mentre la luna si sposta per accogliere il sole scrivo, butto la merda che c’ho in testa e vado a dormire leggero a quell’ora.

Mi guarda un po’ schifato il bello del Bloom. – Se solo avessi queste braccia – dice con lo sguardo – se solo Dio fosse stato più generoso con te – pensa – se solo potessi avere la mia cintura Just Cavalli con il marchio due metri per tre in vista che da sola occupa mezzo locale –

- Se solo la potessi avere pure io una cintura così grande – penso – piena di tritolo – penso – mi sacrificherei volentieri – penso – coglione – penso e gli sorrido in un cenno d’intesa a cui non risponde. Poco socievoli certi adoni del Bloom.

- Scrivo perché quello rimane Amore, quello sono sicuro che rimane, solo quello, Amore – penso prima di accucciarmi nel divano. Dormo nel divano stanotte, per cambiare, mi piace cambiare, dormire scomodo e svegliarmi indolenzito. Noiosa la comodità a volte, troppo noiosa – Sogni d’oro – dico e svengo.

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martedì 12 maggio 2009

Friendly un cazzo


- No, non hai capito, non è che non sono multi orgasmica, io non sono orgasmica proprio capisci? Il nulla, è come quando ti svegli con il braccio addormentato e non lo senti la notte, uguale, entra ed esce ma è come se stessi guardando un film senza audio, non sento un cazzo -

Dice e mima con le mani i gesti di lui ed il viso che s’arruffa quando è eccitato – mi sembra che debba ringhiare, a volte mi aspetto che si metta ad abbaiare e mi morda pure, a volte – dice Naya e ride e a momenti si fa seria mentre racconta e guarda la luna quasi piena nel cielo della capitale.

- Mi piace come scrivi mi dice, mi piace ma non posso più baciarti – mi dice il mio raggio di sole la mattina dopo, così mi dice il raggio di sole di una mattina – mi piaci ma non ti posso baciare, la confusione, sai com’è la confusione e le altre cose. Non puoi mica sostituirlo quel mio vecchio amore, non puoi – e mi sembra di averla già sentita questa cosa e la guardo come un pesce guarda il mondo dalla padella, come un pesce lesso la guardo mentre penso che non si tromba mai in questa capitale – Non c’è gnocca per sardi – penso ed esco che non ho casa ancora. Non ho casa e ho le vacanze da fare a Roma – che culo – penso – le vacanze a Roma – penso.

Farò le vacanze a Roma sotto il sole bollente della Capitale, mentre branchi di compagni respireranno l’estate nella nostra isola e guarderanno le stelle e la luna seduti in spiaggia con una sigaretta in bocca, male che vada una sigaretta, e si racconteranno dell’inverno e delle turiste appena arrivate e di quelle con il culo alto e basso – Ma d’estate chi passa passa, l’importante è fare l’amore – come se l’inverno poi fosse molto diverso.

Arredamento spartano, 350 euro – leggo – affittasi camera, solo uomini, friendly – leggo – amichevoli? – penso.

- Mi piaci – mi dice Alessandro, fin troppo Friendly mi sembra il padrone di casa Alessandro mentre con un dito si arruffa i capelli e mi guarda – quanto sei Friendly – penso mentre mi dice che gli piaccio Alessandro padrone di casa esigente e corretto – La pulizia è importante – mi dice – la pulizia mi raccomando e tolleranza e silenzio voglio in questa casa per favore, il silenzio. Ti crea problemi l’arredamento spartano? –
- No se non cerchi di infilarmelo nel culo – penso – anche l’arredamento spartano – penso e sorrido – Ma va – dico – adoro gli arredamenti spartani –

- Poi – mi dice Alessandro e mi guarda e si arruffa i capelli e sbatte gli occhioni manco fosse Bamby, grandi occhioni azzurri da Friendly Alessandro – Poi – mi dice – quando prendiamo confidenza mi racconti cos’hai combinato nell’ambito del giornalismo – mi dice – io faccio Radio sai?-

- Hai capito il discorso Friendly? – mi dice e mima due virgolette con le dita delle mani, - Tra virgolette un cazzo – penso che mio padre neanche vuole che io sia troppo Friendly con gli sconosciuti – Certo che l’ho capito. Ovvio che l’ho capito dico – Voglio sia una casa molto libera – mi dice e per accontentarlo lo libero subito l’appartamento – Mi faccio sentire io –dico come il ragazzo di Naya prima di fare l’amore, poi niente, come guardare un film senza audio, non ha più sentito un cazzo.

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venerdì 8 maggio 2009

Isole pirati e zingare..


Non troppo tempo fa in una città di storia e sangue e gloria, in una grossa città capitale anche della mia isola, non troppo tempo fa in quella città ho incontrato una ragazza e cortesemente lei, molto cortesemente e gentilmente mi ha fatto assaggiare le sue labbra e cordialmente mi ha aiutato a slacciare un reggiseno che sembrava saldato e mi ha concesso di conoscere i suoi seni prima uno e poi l’altro e insieme anche me li ha presentati e quando stavo scendendo a conoscere anche il resto, proprio in quel momento quella ragazza mi ha guardato negli occhi un attimo, ha messo il reggiseno nella borsetta, ha infilato la maglietta si è alzata ed è andata – un attimo in bagno – mi ha detto. Sto ancora aspettando che ritorni.

Una volta una ragazza, una femmina di uomo in vacanza sulla mia isola, sulla nostra isola quella ragazza mi ha parlato di posti meravigliosi visitati con altri uomini e mentre mi parlava sulla spiaggia della nostra isola, quella ragazza avvicinava le sue labbra alle mie ed eravamo sudati e sentivo il sapore della sua bocca senza averla mai assaggiata e mi sembrava potessi farlo da un momento all’altro. Un mio compagno, quella volta, un pirata di quella terra antica e gustosa che e' la nostra isola, un mio compagno è arrivato proprio quando eravamo così vicini che già non riuscivo a controllare le mani, da quanto eravamo vicini già avevo la mano tra i suoi capelli ed è arrivato e qualche giorno più tardi mi ha raccontato che – scopa benissimo – mi ha detto quel pirata della donna che avevo voglia di baciare io quella notte, su quella spiaggia, sulla nostra isola.

Quella ragazza, quella che si è alzata per andare un attimo in bagno l’ho incontrata poco tempo fa – Hai fatto pipì? – mentre con una mano stringeva la mano di un ragazzo alto e grosso come una montagna, - Quanta pipì – le ho detto e non mi ha neanche risposto.

Una volta si che ci sono stato, una volta ci sono stato con una di quelle donne alte ed eleganti e perfette nei loro movimenti controllati e studiati la sera davanti allo specchio prima di uscire.

Una volta ci sono stato e la sentivo l’invidia delle persone che mi guardavano, miracolato da Dio accanto a quell’essere meravigliosamente bello e affascinante. E se solo avessero saputo quelle persone, se solo avessero saputo quanto mi annoiava quella perfezione e quell’eleganza e quell’attenzione ad ogni gesto ed ogni parola e quanto ho pensato alla mia Zingara in quei momenti, alla mia zingara così magicamente semplice la mia zingara semplicemente imperfetta e sorridente e gioiosa e attaccata alla vita, meravigliata dalla vita la mia zingara.

Amava far l’amore in ogni posto la mia zingara, in spiaggia, in acqua e sui tavoli di marmo d’estate all’aperto, quanto sono freschi i tavoli di marmo d’estate sotto il sole incazzato d’agosto, e i pavimenti tutti e i bagni e le poltrone e i divani amava la mia zingara e le scale per salire a casa e la macchina ovunque fosse parcheggiata in qualsiasi posto in qualsiasi momento l’amava la mia zingara.

E io pirata della mia isola, io pirata in cerca di nuove storie, io pirata del mondo con il cuore nella mia isola ho deciso di vagare per altre terre e navigare altri mari e affrontare le tempeste con la mia nave in cerca di una zingara che voglia conquistare un isola da vivere insieme a me..io la zingara e la nostra isola..

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mercoledì 6 maggio 2009

La ballerina



Certe ragazze, certe giovani donne dai corpi perfettamente dipinti sopra le loro anime bianche e rosse di passione, certe creature hanno sudato giorni e notti e mesi e anni per avere quelle gambe forti e agili e quella linee dolci nelle loro carni dolcemente muscolose e quando fanno l’amore, quando te le trovi sopra, meravigliosi sogni dai lunghi capelli raccolti in una coda, quando te le trovi sopra sembrano danzare coreografie immaginate dal cielo, certe ragazze.

Giovanni sta con le cuffie del suo lettore e della sua musica metal e legge libri di maghi e diavoli e dragoni e ogni tanto si gira e guarda Otero e gli ride in faccia per farlo incazzare e gli basta lo sguardo di Otero che se lo becchi in giornata bene, ma se gli parte la valvolina diventa come mille bisonti imbestialiti – e allora son cazzi Giovà, allora si che son cazzi e spera ti difendano maghi diavoli e dragoni, spera riescano a difenderti - dico

E io ho un dolore alla spalla, un dolore forte e fitte al braccio e al costato e penso che potrebbe essere un principio di infarto, maledetta paura di morire, e provo a respirare piano e forte e fare movimenti per vedere se mi passano i dolori e chiedo a Giovanni a chi mi devo rivolgere in questi casi - A un becchino - mi risponde e guardo il cielo e dico – A me sembra un po’ prestino – dico a qualcuno nel cielo – Non ti sembra prestino? – dico guardando il cielo io e la mia maledetta paura di morire prima del tempo. Non esiste un tempo. – Dio lancia le freccette e colpisce a caso poi chiede scusa quando arrivi alla sua corte -

Quelle ragazze dai corpi perfettamente dipinti e altre ancora che sembrano immaginate da Van Gog, due o tre pennellate a cazzo per loro, anime dolci e amare dentro corpi diversamente dipinti, quelle ragazze spendono e comprano e si circondano di oggetti e si compiacciono dei loro costosissimi acquisti come potessero portarli a Dio un giorno, quel giorno, quando i loro corpi saranno concime per la terra.

Otero avvisa per l’ultima volta Giovanni che gli ride in faccia e penso che alla prossima neanche Satana in persona lo salva, che quando si mangia le unghie così Otero, quando guarda il vuoto e si mangia le unghie e guarda Giovanni in quel modo pure Satana e meglio che si metta al riparo.

Presto una piccola creatura venuta dalla luce, una piccola creatura venuta dalla passione di una sera, dalla passione e dal rimorso e dall’agitazione di una notte folle e bugiarda, presto una timida anima venuta da quella notte guarderà il padre e la madre e penserà di essere nata dal loro amore e non saprà mai forse, mai potrà sapere che se solo poche settimane prima avesse avuto più coraggio quel padre, se solo la sua ballerina gli avesse detto di si e lui avesse avuto le palle che non ha mai avuto, allora quella piccola anima non sarebbe mai nata e lui avrebbe lasciato quella moglie sposata senza amore, perché – era ora di sposarsi e non potevo più tornare indietro – avrebbe lasciato quella moglie per la sua ballerina e sarebbe nata un'altra anima in un altro corpo, in un'altra storia. Siamo figli del caso – viviamo cullati dal caso – dice Giovanni e poi guarda Otero e ride e in un secondo si trova sdraiato a terra con Otero sopra – Ridi ora, dai ridi ora – gli dice Otero e giocano come due leoni che devono imparare a cacciare loro, giocano e ridono e sudano sotto il sole incazzato della nostra isola.

E mi fa male la spalla e tutta la parte sinistra del torace e - forse è un principio di infarto porcaputt - penso e guardo il cielo - e mi sembra un pò prestino per lanciarmi la freccetta - penso - e se anche mi chiedi scusa dopo, o mi spieghi - dico - non mi venire a dire che non hai mira dopo, statti fermo e prendi il sole e gioca a bocce - penso e guardo il cielo in questa splendida giornata di Maggio io la ballerina, la creatura nel grembo di una madre tradita e Otero e Giovanni che ci sono, nella mi testa ci sono.

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venerdì 1 maggio 2009

1/5/2009: il disegno



A volte il vento se le porta via certe anime e solo Dio potrà spiegarne il motivo un giorno, il senso del suo disegno, un giorno Dio magari verrà a spiegarcelo a noi che non sempre riusciamo a capirlo.

Il vento porta via anime giovani incastrate in corpi improvvisamente fragili ed ho la sensazione che le persone siano pronte ad accoglierla la morte in questo paese dannato e meraviglioso più che in altri luoghi, ed è una sensazione lo so, soltanto una sensazione nel silenzio del primo maggio, io e l’ape e la roulotte e jimmy e il formicaio e le nespole e i piselli e la mia sedia siamo rimasti soli ad ascoltare il vento e il mare e il volo confuso degli insetti e il volo danzato dagli uccelli.

Il vento passa e le porta chissà dove certe anime, passa e le fa scivolare via come lacrime il vento certe anime.

Qualcuno è riuscito a prepararsi prima al distacco, è riuscito a guardarlo dall’alto il disegno della vita e coglierne le sfumature e accettarne il gioco, accettarlo il passaggio, qualcuno è riuscito a farsi forza per accompagnare quell’anima insieme al vento.

Ho l'impressione né abbia capito il senso dietro l'apparente timidezza, sotto quell'immensa cupola di umiltà, che senza alzare i toni riesca ad insegnare un sacco di cose ho l'impressione, così mi è sembrato di leggere in certi suoi sguardi, in certi suoi sorrisi, in certi modi solo suoi di affrontare la vita..il primo Maggio di quest'anno..

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giovedì 16 aprile 2009

In vacanza a Lourdes





Ci saranno certamente cose più importanti della vita di tartarughe e mosconi e insetti vari intorno a rettili con il guscio protettivo, con la casa incorporata, con un tetto dove rifugiare la testa. Eppure a quello avevo pensato durante la raccolta delle fave, nel tempo di sbucciarle in cortile con quell’uomo con la cuffietta in testa e il sole a scaldare i nostri pensieri – Mettila anche tu la cuffia..con sto sole – dice e sbuccia fave e piselli. Io solo le fave, i piselli li sbuccio si, ma poi li mangio subito, crudi e verdi e umidi come la terra ce li ha donati, non fanno in tempo a finire dentro la pentola con me i piselli, dal produttore al consumatore immediatamente, nessun passaggio, nessuna tassa, tutto risparmio.

- Cosa ci fai con l’imodium che ho trovato in bagno? – mi dice mia madre – Sai nei casi di emergenza – dico io, ma non le basta – Come mai caghi così tanto? – dice mia madre – No, ho detto che nei casi di emergenza..- dico io – Ma non è normale che caghi così tanto – incalza lei – Ho detto che se per caso mi trovo in una riunione importante con la merda alla gola..porca put - - Non sarà il caso di farti una visita – e ci rinuncio, che oramai si è convinta che con l’imodium la farmacia mi abbia dato in omaggio qualche virus intestinale gravissimo mia madre - E cago bene, mangio bene, respiro , cazzo respiro benissimo, non lo vedi come sto’ – penso -, non lo vedi? – dico e mi viene da ridere che se vede un termometro nel comodino pensa che ho la febbre, se vede il dentifricio finito pensa che ho i denti marci, se vede la foto di un mio amico che mi abbraccia non oso immaginare cosa possa pensare, mia madre - Non lo voglio nemmeno immaginare -. Meravigliosa creatura.

- La questione è di semplice soluzione - dico. – Diamoci una scadenza – dico – E dopo quella smettiamo di sentirci, parlarci, ascoltarci, scambiarci pareri, ridere, guardarci in certe occasioni, guardarci in due dico senza sapere niente, intuendo soltanto, intuizioni sul futuro in un microsecondo in certi sguardi, incomprensibili comprensioni, smettiamo di baciarci, fare l’amore, con la testa dico fare l’amore, con la testa specifico, smettiamo e basta e iniziamo in maniera diversa - dico come al solito per fare le cose diverso dagli altri -Porc put -dico -porca put -dico che manco lo so quello che sto dicendo.

Giro il mappamondo e il dito si ferma su Honolulu, capitale dello stato delle Hawaii e penso che qualcuno andrà in vacanza in uno di quei posti e mia madre invece a Lourdes vuole che l’accompagni al massimo tra qualche tempo – Ci facciamo una bella vacanza vacanza a Lourdes? - dice -Porc put - penso e ce l’accompagno davvero e se la vedo a quella donna , - se mi appare - dico - le chiedo di fare il miracolo ed abbronzarmi con un unico raggio di sole così quando torno racconto che sono stato ad Honolulu davvero a fare la vacanza - e se appare mi ride in faccia mi sa, ride che il buon umore non le manca di certo - il buon umore non le manca – penso – a quella donna. Magari non mi abbronza, ma l'importante è che rida -. penso, - rida mentre io e mia madre andiamo in vacanza a trovarla, io mia madre e zia Maria a Lourdes - penso - Non poteva apparire a Honolulu - penso, poi entro dentro il guscio, abbraccio la tartaruga e dormiamo insieme..

Sogni d’oro..

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giovedì 9 aprile 2009

Capitano




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Il diario di Bordo è stato scritto d'un fiato con la canzone del video..

Piatto il mare, dorme il mare, riflette il cielo, rosso il mare come il sole, grosso il sole lontano, sembra voglia arrostirla quella barca il sole - splendido il mare stasera è splendido -.

Il silenzio a poppa e cinque uccelli che passano e piano le muovono le ali, piano, coordinati come ballerine quegli uccelli che battono piano le ali sopra la mia nave. Si allontana quella terra e sono piccole le case, sempre più piccole, e più sono lontane e più capisco la forma delle cose, come dal cielo, più sono lontano più vedo, come Dio nel cielo, - facile guardare dall’alto – dico a Dio e non mi risponde, un cenno, un buffetto, - Solleva le spalle almeno Dio – dico ma niente, sorride forse, sulle sue, resta sulle sue.

Niente Ieri invece, non c’ho capito niente, troppo vicino ieri e non c’ho capito nulla, - Troppo vicino per capirci qualcosa – dico, - Sono troppo vicino – è un’altra la prospettiva da qui.

C’è un bastone e un peschereccio e le nuvole han mangiato il sole e il mare ha spento il sole all’improvviso è mi è sembrato di ascoltare il silenzio seduto a lato della mia nave col cappuccio della giacca in testa e le persone a parlar dei cazzi loro e ridere e sorridere e le pacche sulle spalle, come in un quadro, in una foto, in un dipinto mi è sembrato di stare per un momento – Capitano – dico – Capitano le scialuppe ci sono tutte, le ho contate, e i salvagenti e i fischietti e il mozzo e i cani ad abbaiare nelle gabbie. Sono un marinaio navigato Capitano, un lupo di mare Capitano, le onde mi abbracciano Capitano, non ho paura delle onde, non ci sono onde, è piatto il mare, infinito, è un prato blu il mare Capitano – dico e giro i quattro lati della grossa nostra nave, mia e del Capitano e il Capitano suona la tromba della nostra nave come all’inizio di Titanic e Rose mi manca, - Rose e l’iceberg mancano – penso e guardo il mare e vado in cabina e mi guardo allo specchio e mi avvicino allo specchio – Boh, sarò simpatico – penso – forse sono simpatico – penso e rido, solo, da solo rido, stupido marinaio sardo che ride solo e si passa la mano sui capelli e si sdraia e guarda il soffitto a volte e parla solo a volte, stupido marinaio sardo – I bastoncini – dico al capitano della mia testa – i bastoncini Capitano, c’è fame a bordo, tiri fuori i bastoncini almeno prima che la nostra ciurma possa patire la fame Capitano- dico sul letto sfatto della mia cabina.

- Amore – avrei potuto dirle – Amore - solo per una sera ma non c’entrava niente e mi veniva da ridere a pensarlo in quella sera, quell’ attimo, in quel momento – Amore – un momento –e ride e ha freddo e si imbarazza a volte e abbassa lo sguardo e si vergogna e ride dei tre bambini a casa – Tutti e tre a casa li abbiamo lasciati – matti che siamo a lasciare i bambini a casa, - matti-. - Mi piace quando si imbarazza – penso, Vicini com’eravamo, solo la pancia ci divideva – Maledetta pancia a guscio, - Una tendopoli sembra – penso – una tendopoli – e ci tiene lontani – Se trattengo il fiato ancora svengo – penso – svengo e ride Dio stavolta, non mi rianima, ride se svengo.

Culla i miei sogni il mare..

fino all'isola..

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lunedì 23 marzo 2009

Preservativi e carne


- Si - mi ha risposto – partiamo – mi ha risposto ed eravamo saliti sul treno e avevamo percorso decine di chilometri e ci eravamo fermati a Verona, stazione, Piazza Bra e l’arena e i vicoletti e Romeo e Giulietta e le promesse sul muro della loro casa – Chissà quante di queste sono ancora valide – dico – Secondo me bisognerebbe dare una passata di bianco al muro – dice lei – una passata di bianco e solo in pochi verrebbero a lamentarsi, pochi ininfluenti, innamorati ancora, innamorati – rido e la bacio sulla fronte, baciare sulla fronte funziona sempre, si sentono protette, non si è invadenti, si è paterni quasi, funziona baciare sulla fronte se non ci passi le giornate.


Mi sembrava scontato baciarla in quel posto sdolcinato, mieloso, meta di persone così diverse da lei, sarebbe stato come avvisarla prima – Ti posso baciare? è tutto così perfetto – avrebbe fatto lo stesso effetto e l’avevo portata a casa di Rutto, avevo preso i preservativi, - Li hai? – mi aveva chiesto prima ancora che ci fossimo baciati e mi aveva fatto prendere quelli più costosi – Agli altri sono allergica –

- Soldi spesi bene – avevo pensato – Soldi spesi benissimo – avevo pensato fino a quando a casa non aveva deciso di rimandare – Non ti sembra troppo presto? – mi aveva detto che neanche ci eravamo baciati – Ma presto per cosa scusa? – le avrei voluto dire – Si, in effetti – le avevo risposto invece e mi ero toccato il naso nervoso. Non volevo portarla a letto, mi piaceva insomma, ma visto che stavamo lì.. e poi per tirare i gavettoni alle macchine che passavano avrei comprato preservativi più scadenti insomma, ma non avevo avuto il coraggio di parlare.

Avevo sorriso e l’avevo avvicinata con garbo e aveva parlato dei suoi viaggi a Londra e in Brasile e a New York e di amicizie finite e durature e della madre e del padre e dei parenti tutti e aveva tirato fuori le foto dal portafoglio e avevo visto il nonno defunto e l’amica zoccola e il figlio della zia e mi aveva raccontato degli scout e della pallavolo della prima volta in treno, della paura dell’aereo e degli ascensori e di quando aveva vomitato in macchina – Vaff..quanto cazzo parla –

E mi ero allontanato con garbo – Scusa un attimo -

Mi è sempre piaciuta la prima volta, quando alzi le mutandine e trattengono il respiro, non ho mai capito se lo fanno per non far vedere la pancia o per il solletico o per il brivido di una mano sconosciuta da quelle parti. Per qualsiasi motivo fosse, sarebbe stato bellissimo farlo con lei e allora avevo potuto aspettare ancora un attimo poi sarei andato a fondo prima che fosse morta in apnea. – Com’è morta?- m’avrebbe chiesto il dottore – Ho alzato le mutandine, ho fatto finta di infilarci la mano e non l’ho mai fatto ed è venuta a mancare – avrei dovuto rispondere e non mi sembrava carino.

Mi ero svegliato in piena notte con Rutto di fianco – Che cazzo mi guardi – e si era girato dall’altra parte.

Lei aveva dormito nell’altra stanza – è troppo presto forse – ma mi aveva fatto comprare venti euro di preservativi, - Conservaci la carne in freezer – mi aveva detto Rutto, e si era girato dall’altra parte. Avevo comprato sei chili di pollo.

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sabato 21 marzo 2009

Strip teas


- Sei carino sai? Sei il più carino, belli li occhi, belli li capelli scuri, belli occhi – L’aveva già detto Belli li occhi, gliel avrei voluto dire ma avevo paura di sembrare scortese, non mi piace essere scortese.
- Mi piace ragazo italiano dolce belli occhi, li capelli, li occhi – mi diceva. Se chiudevo gli occhi mi sembrava di parlare con Gorbaciov

Era la più brutta della compagnia, c’era un’altra anche che non se la passava proprio bene certo, ma lei le batteva tutte anche con la luce soffusa – Pensa quando usciamo fuori sotto i lampioni – pensavo – e le avevo preso la mano un attimo – C’è scritto che è tardi e devo scappare – le avevo detto ed ero uscito fuori e senza voltarmi neanche una volta avevo attraversato piazza Navona e Campo de fiori e cercato la macchina per 40 minuti sul lungo Tevere – Vaff … - che non mi ricordo mai dove l’ho messa.

Non mi piace dormire con la televisione accesa, mi piace dormire in silenzio, anche la musica a un certo punto, anche se è bassa devo spegnerla , silenzio, non la sopporto proprio, arrivo al punto che mi sto addormentando e mi bussa la testa e allora devo spegnerla altrimenti non dormo. Non come Giulia che quando dorme mette i tappi nelle orecchie o come Ali che si gira e non la svegliano più le bombe o come Caty che – Non voglio Luca dai – o quell’altra lì, - Come si chiamava quell’altra? – Maria si chiamava, voleva dormissimo uno alla testa e l’altro ai piedi, anche dopo aver fatto l’amore, le piaceva così e basta, punto, niente discussioni, niente da fare.

Mi sveglio sempre con la pancia gonfia quando dormo con lei. Preferisco dormire io sul suo culo piuttosto che lei sul mio. Non so come fanno le donne, non fanno mai problemi, dormo sempre girato verso le loro spalle abbracciandole e non hanno problemi per tutta la notte o fingono forse - fingono - ed è per questo che la mattina a volte si voltano verso di me che sono verdi. Dolci Extraterrestri con lo stomaco in fiamme.

Una volta una ragazza francese aveva iniziato a mollare aria mentre mi faceva uno strip. Avevo fatto centinaia di chilometri per vederla, avevo immaginato quel momento per tutto il viaggio in treno. La desideravo da morire. Era uscita dal bagno dell'albergo con una vestaglietta vedo non vedo e mettendo il piede sul letto per fare la sexy le era scappata un po’ d’aria. Doveva essere ingolfata dall’emozione. Avevo fatto finta di niente, avevo guardato lo strip in apnea poi alla terza volta si era messa a piangere, aveva rovinato tutto – Putain de merd – aveva detto – putain de merd – e si era messa a piangere. - Ma dai su - le avevo detto, - ma che cazzo hai mangiato - le avrei voluto dire ma avevo paura di sembrare scortese, non mi piace essere scortese.


Non so se la amo, mi piace però guardarla negli occhi, quando ride e dice cose stupide e se ne vergogna mi piace, quando dice cose serie con la faccia ironica mi piace, quando si tocca i capelli mentre pensa mi piace oggi, mi piace.

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venerdì 20 marzo 2009

- E' l'aria che non è buona -



Non andava mai in bagno quando c’era lei, aveva paura entrasse subito dopo e pensasse fosse marcio dentro, faceva certe cagate quando viveva con lei, - E’ l’aria che non è buona – gli diceva la nonna al telefono – E’ l’aria di città – non era lui che era marcio dentro.

La sua vita l’aveva cambiata - un virus rarissimo – gli avevan detto luminari della medicina, - il destino, il fato – aveva detto suo padre invece e sua madre e parenti caritatevoli e conoscenti e preti e sconosciuti che l avevan saputo. Era cambiata da quando avevano fissato il giorno in cui avrebbero dovuto macellargli le gambe, da quel momento era cambiata. Non avevano fissato un giorno proprio, tipo il 12 o il 13 o il 17, il periodo si però, dopo qualche mese massimo avrebbero dovuto avviare le operazioni d’asporto, zac e sarebbe rimasto senza, puff sparite, prima che le cose potessero degenerare, che le ossa potessero marcire completamente all’interno del suo corpo in parte ancora sano.

Ha guardato il medico e poi sua madre, gli veniva da piangere e ha abbozzato un sorriso, era estate fuori, sentiva caldo
– Bene – ha detto
– Quanto tempo abbiamo ? – ha detto e ha sentito sua madre stringergli la mano e ha sentito il suo dolore in quella stretta e le lacrime disegnare l’angoscia sul suo viso ma senza guardarla, non l’ha guardata
– Bene – ha ripetuto confuso – Abbiamo detto tutto mi sembra – ed era uscito fuori. – Basta, piangere a che serve, non ha detto mica che sono destinato a morire domani, non devi fare così – le ha detto e gli veniva da piangere stordito da mille pensieri indecifrabili e l’ha abbracciata e le ha sorriso ancora e ancora una volta per rassicurarla.

Erano cambiate le idee all’improvviso, alcune persone accanto a lui, le prospettive, le possibilità, i pensieri, lo sguardo sulle cose. Non per forza in negativo, non sempre in negativo, erano cambiate punto.


Aveva pianto solo qualche ora più tardi, aveva preso la macchina, era salito fino in cima alla collinetta dietro casa, pioveva forte, aveva spento il motore e guardato il cielo e il mare e aveva potuto piangere senza essere visto da nessuno, ascoltato da nessuno, Dio forse, se aveva un attimo, Dio al massimo.

Aveva lasciato che le lacrime gli facessero il solletico sul collo, non gli piace asciugarle con le mani, gli piace sentirle fino in fondo, lasciarle libere, sentirle scivolare, farle asciugare dalla pelle.

Certe persone non ce l’avevano fatta, non se l’erano sentita, alcune che gli stavano vicino si erano allontanate per non condividere, perché non ci riuscivano proprio e non poteva non capirle, doveva farlo per forza, capirle. Alcune soltanto, non tutte. Iniziavano a sorridergli meno, neanche fosse stato contagioso o lo facevano con meno spontaneità. – Peggio, peggio – gli rimbombava nella testa dello svegliarsi e rendersi conto che gli mancava effettivamente qualcosa che prima aveva. Non c’è più, punto.

- E’ peggio quando perdi una persona importante per uno stupido errore, allora si. Non in questo caso -. Si ripeteva, così si ripeteva e aveva voglia di correre e rincorrere consumarsi di acido lattico distruggerle prima che gliele portassero via. Questo desiderava quando gli tremavano le sue gambe, cigolavano, si assopivano.

Non andava mai in bagno quando c’era lei, aveva paura entrasse subito dopo e pensasse fosse marcio dentro, faceva certe cagate quando viveva con lei, - E’ l’aria che non è buona – le diceva la nonna al telefono – E’ l’aria di città – non era lui che era marcio dentro.

Non era poi cambiato molto.

Foto di Raffaele Cabras http://www.mixyourshot.com/

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