martedì 12 maggio 2009

Friendly un cazzo


- No, non hai capito, non è che non sono multi orgasmica, io non sono orgasmica proprio capisci? Il nulla, è come quando ti svegli con il braccio addormentato e non lo senti la notte, uguale, entra ed esce ma è come se stessi guardando un film senza audio, non sento un cazzo -

Dice e mima con le mani i gesti di lui ed il viso che s’arruffa quando è eccitato – mi sembra che debba ringhiare, a volte mi aspetto che si metta ad abbaiare e mi morda pure, a volte – dice Naya e ride e a momenti si fa seria mentre racconta e guarda la luna quasi piena nel cielo della capitale.

- Mi piace come scrivi mi dice, mi piace ma non posso più baciarti – mi dice il mio raggio di sole la mattina dopo, così mi dice il raggio di sole di una mattina – mi piaci ma non ti posso baciare, la confusione, sai com’è la confusione e le altre cose. Non puoi mica sostituirlo quel mio vecchio amore, non puoi – e mi sembra di averla già sentita questa cosa e la guardo come un pesce guarda il mondo dalla padella, come un pesce lesso la guardo mentre penso che non si tromba mai in questa capitale – Non c’è gnocca per sardi – penso ed esco che non ho casa ancora. Non ho casa e ho le vacanze da fare a Roma – che culo – penso – le vacanze a Roma – penso.

Farò le vacanze a Roma sotto il sole bollente della Capitale, mentre branchi di compagni respireranno l’estate nella nostra isola e guarderanno le stelle e la luna seduti in spiaggia con una sigaretta in bocca, male che vada una sigaretta, e si racconteranno dell’inverno e delle turiste appena arrivate e di quelle con il culo alto e basso – Ma d’estate chi passa passa, l’importante è fare l’amore – come se l’inverno poi fosse molto diverso.

Arredamento spartano, 350 euro – leggo – affittasi camera, solo uomini, friendly – leggo – amichevoli? – penso.

- Mi piaci – mi dice Alessandro, fin troppo Friendly mi sembra il padrone di casa Alessandro mentre con un dito si arruffa i capelli e mi guarda – quanto sei Friendly – penso mentre mi dice che gli piaccio Alessandro padrone di casa esigente e corretto – La pulizia è importante – mi dice – la pulizia mi raccomando e tolleranza e silenzio voglio in questa casa per favore, il silenzio. Ti crea problemi l’arredamento spartano? –
- No se non cerchi di infilarmelo nel culo – penso – anche l’arredamento spartano – penso e sorrido – Ma va – dico – adoro gli arredamenti spartani –

- Poi – mi dice Alessandro e mi guarda e si arruffa i capelli e sbatte gli occhioni manco fosse Bamby, grandi occhioni azzurri da Friendly Alessandro – Poi – mi dice – quando prendiamo confidenza mi racconti cos’hai combinato nell’ambito del giornalismo – mi dice – io faccio Radio sai?-

- Hai capito il discorso Friendly? – mi dice e mima due virgolette con le dita delle mani, - Tra virgolette un cazzo – penso che mio padre neanche vuole che io sia troppo Friendly con gli sconosciuti – Certo che l’ho capito. Ovvio che l’ho capito dico – Voglio sia una casa molto libera – mi dice e per accontentarlo lo libero subito l’appartamento – Mi faccio sentire io –dico come il ragazzo di Naya prima di fare l’amore, poi niente, come guardare un film senza audio, non ha più sentito un cazzo.

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venerdì 8 maggio 2009

Isole pirati e zingare..


Non troppo tempo fa in una città di storia e sangue e gloria, in una grossa città capitale anche della mia isola, non troppo tempo fa in quella città ho incontrato una ragazza e cortesemente lei, molto cortesemente e gentilmente mi ha fatto assaggiare le sue labbra e cordialmente mi ha aiutato a slacciare un reggiseno che sembrava saldato e mi ha concesso di conoscere i suoi seni prima uno e poi l’altro e insieme anche me li ha presentati e quando stavo scendendo a conoscere anche il resto, proprio in quel momento quella ragazza mi ha guardato negli occhi un attimo, ha messo il reggiseno nella borsetta, ha infilato la maglietta si è alzata ed è andata – un attimo in bagno – mi ha detto. Sto ancora aspettando che ritorni.

Una volta una ragazza, una femmina di uomo in vacanza sulla mia isola, sulla nostra isola quella ragazza mi ha parlato di posti meravigliosi visitati con altri uomini e mentre mi parlava sulla spiaggia della nostra isola, quella ragazza avvicinava le sue labbra alle mie ed eravamo sudati e sentivo il sapore della sua bocca senza averla mai assaggiata e mi sembrava potessi farlo da un momento all’altro. Un mio compagno, quella volta, un pirata di quella terra antica e gustosa che e' la nostra isola, un mio compagno è arrivato proprio quando eravamo così vicini che già non riuscivo a controllare le mani, da quanto eravamo vicini già avevo la mano tra i suoi capelli ed è arrivato e qualche giorno più tardi mi ha raccontato che – scopa benissimo – mi ha detto quel pirata della donna che avevo voglia di baciare io quella notte, su quella spiaggia, sulla nostra isola.

Quella ragazza, quella che si è alzata per andare un attimo in bagno l’ho incontrata poco tempo fa – Hai fatto pipì? – mentre con una mano stringeva la mano di un ragazzo alto e grosso come una montagna, - Quanta pipì – le ho detto e non mi ha neanche risposto.

Una volta si che ci sono stato, una volta ci sono stato con una di quelle donne alte ed eleganti e perfette nei loro movimenti controllati e studiati la sera davanti allo specchio prima di uscire.

Una volta ci sono stato e la sentivo l’invidia delle persone che mi guardavano, miracolato da Dio accanto a quell’essere meravigliosamente bello e affascinante. E se solo avessero saputo quelle persone, se solo avessero saputo quanto mi annoiava quella perfezione e quell’eleganza e quell’attenzione ad ogni gesto ed ogni parola e quanto ho pensato alla mia Zingara in quei momenti, alla mia zingara così magicamente semplice la mia zingara semplicemente imperfetta e sorridente e gioiosa e attaccata alla vita, meravigliata dalla vita la mia zingara.

Amava far l’amore in ogni posto la mia zingara, in spiaggia, in acqua e sui tavoli di marmo d’estate all’aperto, quanto sono freschi i tavoli di marmo d’estate sotto il sole incazzato d’agosto, e i pavimenti tutti e i bagni e le poltrone e i divani amava la mia zingara e le scale per salire a casa e la macchina ovunque fosse parcheggiata in qualsiasi posto in qualsiasi momento l’amava la mia zingara.

E io pirata della mia isola, io pirata in cerca di nuove storie, io pirata del mondo con il cuore nella mia isola ho deciso di vagare per altre terre e navigare altri mari e affrontare le tempeste con la mia nave in cerca di una zingara che voglia conquistare un isola da vivere insieme a me..io la zingara e la nostra isola..

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mercoledì 6 maggio 2009

La ballerina



Certe ragazze, certe giovani donne dai corpi perfettamente dipinti sopra le loro anime bianche e rosse di passione, certe creature hanno sudato giorni e notti e mesi e anni per avere quelle gambe forti e agili e quella linee dolci nelle loro carni dolcemente muscolose e quando fanno l’amore, quando te le trovi sopra, meravigliosi sogni dai lunghi capelli raccolti in una coda, quando te le trovi sopra sembrano danzare coreografie immaginate dal cielo, certe ragazze.

Giovanni sta con le cuffie del suo lettore e della sua musica metal e legge libri di maghi e diavoli e dragoni e ogni tanto si gira e guarda Otero e gli ride in faccia per farlo incazzare e gli basta lo sguardo di Otero che se lo becchi in giornata bene, ma se gli parte la valvolina diventa come mille bisonti imbestialiti – e allora son cazzi Giovà, allora si che son cazzi e spera ti difendano maghi diavoli e dragoni, spera riescano a difenderti - dico

E io ho un dolore alla spalla, un dolore forte e fitte al braccio e al costato e penso che potrebbe essere un principio di infarto, maledetta paura di morire, e provo a respirare piano e forte e fare movimenti per vedere se mi passano i dolori e chiedo a Giovanni a chi mi devo rivolgere in questi casi - A un becchino - mi risponde e guardo il cielo e dico – A me sembra un po’ prestino – dico a qualcuno nel cielo – Non ti sembra prestino? – dico guardando il cielo io e la mia maledetta paura di morire prima del tempo. Non esiste un tempo. – Dio lancia le freccette e colpisce a caso poi chiede scusa quando arrivi alla sua corte -

Quelle ragazze dai corpi perfettamente dipinti e altre ancora che sembrano immaginate da Van Gog, due o tre pennellate a cazzo per loro, anime dolci e amare dentro corpi diversamente dipinti, quelle ragazze spendono e comprano e si circondano di oggetti e si compiacciono dei loro costosissimi acquisti come potessero portarli a Dio un giorno, quel giorno, quando i loro corpi saranno concime per la terra.

Otero avvisa per l’ultima volta Giovanni che gli ride in faccia e penso che alla prossima neanche Satana in persona lo salva, che quando si mangia le unghie così Otero, quando guarda il vuoto e si mangia le unghie e guarda Giovanni in quel modo pure Satana e meglio che si metta al riparo.

Presto una piccola creatura venuta dalla luce, una piccola creatura venuta dalla passione di una sera, dalla passione e dal rimorso e dall’agitazione di una notte folle e bugiarda, presto una timida anima venuta da quella notte guarderà il padre e la madre e penserà di essere nata dal loro amore e non saprà mai forse, mai potrà sapere che se solo poche settimane prima avesse avuto più coraggio quel padre, se solo la sua ballerina gli avesse detto di si e lui avesse avuto le palle che non ha mai avuto, allora quella piccola anima non sarebbe mai nata e lui avrebbe lasciato quella moglie sposata senza amore, perché – era ora di sposarsi e non potevo più tornare indietro – avrebbe lasciato quella moglie per la sua ballerina e sarebbe nata un'altra anima in un altro corpo, in un'altra storia. Siamo figli del caso – viviamo cullati dal caso – dice Giovanni e poi guarda Otero e ride e in un secondo si trova sdraiato a terra con Otero sopra – Ridi ora, dai ridi ora – gli dice Otero e giocano come due leoni che devono imparare a cacciare loro, giocano e ridono e sudano sotto il sole incazzato della nostra isola.

E mi fa male la spalla e tutta la parte sinistra del torace e - forse è un principio di infarto porcaputt - penso e guardo il cielo - e mi sembra un pò prestino per lanciarmi la freccetta - penso - e se anche mi chiedi scusa dopo, o mi spieghi - dico - non mi venire a dire che non hai mira dopo, statti fermo e prendi il sole e gioca a bocce - penso e guardo il cielo in questa splendida giornata di Maggio io la ballerina, la creatura nel grembo di una madre tradita e Otero e Giovanni che ci sono, nella mi testa ci sono.

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venerdì 1 maggio 2009

1/5/2009: il disegno



A volte il vento se le porta via certe anime e solo Dio potrà spiegarne il motivo un giorno, il senso del suo disegno, un giorno Dio magari verrà a spiegarcelo a noi che non sempre riusciamo a capirlo.

Il vento porta via anime giovani incastrate in corpi improvvisamente fragili ed ho la sensazione che le persone siano pronte ad accoglierla la morte in questo paese dannato e meraviglioso più che in altri luoghi, ed è una sensazione lo so, soltanto una sensazione nel silenzio del primo maggio, io e l’ape e la roulotte e jimmy e il formicaio e le nespole e i piselli e la mia sedia siamo rimasti soli ad ascoltare il vento e il mare e il volo confuso degli insetti e il volo danzato dagli uccelli.

Il vento passa e le porta chissà dove certe anime, passa e le fa scivolare via come lacrime il vento certe anime.

Qualcuno è riuscito a prepararsi prima al distacco, è riuscito a guardarlo dall’alto il disegno della vita e coglierne le sfumature e accettarne il gioco, accettarlo il passaggio, qualcuno è riuscito a farsi forza per accompagnare quell’anima insieme al vento.

Ho l'impressione né abbia capito il senso dietro l'apparente timidezza, sotto quell'immensa cupola di umiltà, che senza alzare i toni riesca ad insegnare un sacco di cose ho l'impressione, così mi è sembrato di leggere in certi suoi sguardi, in certi suoi sorrisi, in certi modi solo suoi di affrontare la vita..il primo Maggio di quest'anno..

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mercoledì 29 aprile 2009

Sottovoce


A volte ancora l’avevo pensata, con dolcezza a volte, come a un bimbo triste davanti ai miei occhi, come un bimbo a terra e una parete trasparente davanti, un muro di vetro a separarci, così l’avevo pensata.

Mi affaccio al balcone e la penso e penso a quando arrivava certe primavere, certe estati arrivava e mi portava via e mi sorrideva, verso il mare, lontano andavamo noi e i nostri segreti andavamo lontano, noi e il campeggio e la tenda e la sabbia e il mare e il sole a baciarle la pelle tutta, - il sole ancora può farlo – penso e guardo lontano nella direzione in cui andavamo io lei e jimmy e la penso, - quante volte hai pianto – penso alle volte che ci siamo abbracciati e il bene forte il bene che ci siamo voluti – amore – penso ora che niente sembra più portarmi indietro.

Che strano pensarci a quei segreti che si era portata via. E’ così che funziona? Le prendi e le porti via? sensazioni che non andranno perse, sensazioni che ci porteremo dentro e dietro con noi in un fagotto di emozioni. - Quelle non si perdono, quelle non si perdono mai – penso e rientro.

La casa vuota ormai e amici e parenti e coinquilini abdicati e io anche e i miei pensieri, non resterà niente, nulla resterà lì, in quella casa. Ne rancore ne amarezza a pensarci a chi mi ha parlato di educazione prima di andare via,certe signore di questo mi han parlato e mi veniva da ridere che con le parole siamo tutti buoni e gentili - posso fingere pure io se vuoi – avevo pensato prima di salutarla per l’ultima volta – ciao – le avevo detto poi soltanto.

C'era un buco nel cielo, un buco tra le nuvole e da li pensavo mi stesse guardando il mio angelo, un buco tra le nuvole per tenermi d'occhio aveva fatto il mio angelo, su nel cielo e con il pugno chiuso e con un solo dito, con uno solo passava il tempo ad indicarmi la strada.

Così che giravano le cose, sorrideva sempre il mio Angelo, mai e poi mai e poi mai sarebbe voluto andare via, con me voleva restare, un sorriso soltanto aveva lasciato..poi via, in alto, ad indicarmi la strada..sorridi diceva, sorridi e falla girare..



Sottovoce
Al mio Angelo

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martedì 21 aprile 2009

Sex and the dreamers



Siamo arrivati nella città eterna e ci sembra bellissima la composizione di pietre e storia e luci e clacson impazziti ogni alba di verde dei semafori e la figa in giro per le strade -quanta figa e culi alti e sodi e tette strette nei maglioni a collo alto, quante donne e storie misteriose tra i viali alberati di Roma – Quali viali alberati ?- dico a Giovanni che recita come un attore di vecchi film in bianco e nero. Respiriamo libertà mentre passeggiamo, panino e birra in mano e passi lenti e occhi che si perdono tra le meraviglie della città eterna.

- Avevo pensato di sapere in ogni momento la cosa giusta da dire alle persone, come prenderle, come farle sorridere e come sorprenderle, come tenere viva la conversazione o almeno così mi sembrava o almeno così mi dicevano le persone che mi trovavo davanti. Poi avevo smesso, mi era sembrato di aver esaurito le forze all’improvviso e avevo smesso cazzo, avevo smesso di avere sempre una risposta a una domanda. Ero diventato più silenzioso e mi spaventava e imbarazzava e mi faceva incazzare ma ora è tutto diverso, di nuovo diverso, capisci? È tutto come prima -. Non provo disagio con Giovanni, mai disagio, parlo, quando ho voglia di parlare parlo, senza la necessità di riempire ogni secondo di coprire ogni silenzio con delle parole però. Muti a volte, uno accanto all’altro e star bene comunque, sentirci sereni, tranquilli, rilassati, a nostro agio. Respirare il tempo è semplice con Giovanni.

Entriamo in un locale dai ritmi brasiliani e un sacco di gente allegra io e Giovanni, ci entriamo io e il mio compagno Giovanni, che domani andremo a cercare Odair, domani, - Oggi figa – mi dice lui che sembra aver già dimenticato il suo primo amore romano, sembra averlo dimenticato. Accendo un sigaro e mi guardo intorno e incrocio gli sguardi di uomini e donne e del mio compagno che con un cappello bianco in paglia da Cow Boy si butta sugli alcolici e beve e fa conoscenza con la cameriera e ci parla seduto al bancone come la conoscesse da sempre, da altre vite.

E c’è una sala in fondo al locale, una sala con le pareti dipinte, semibuia, con luci soffuse e colorate e la gente qui balla vicina, tanto vicina e le ragazze sono sudate e provocanti e magre certe e lunghe e grasse e multiple alcune e hanno voglia di divertirsi, di vivere alcune e - mi butto stavolta, mi lancio - per una volta e torno al bancone e bevo due birre poi torno nella sala e mi lancio come la pietra di una fionda, mi lancio, e ballo e sfioro seni e sono eccitato e passo la sera a cercare lo sguardo di una ragazza affascinante, affascinante nelle movenze e nella carne che mostra. E passo la sera a cercare lo sguardo di una donna che mi sorride e che nasconde un segreto sotto quella gonna cortissima e vorrei conoscerlo quel segreto e scoprirlo quel segreto ma arriva mattina che è rimasto nei miei sogni e non so neanche dov’è finita quella donna che era un cestino di frutta, una macedonia di frutta era quella donna mentre ero ubriaco, così mi sembrava e Giovanni nemmeno so dove è finito e allora torno al nostro ostello e mi addormento con la luce del primo sole del mattino e con in testa il frutto proibito con cui avrei voluto fare colazione. Dormo.


- Quando andiamo da Odair? – mi dice il mio compagno omertoso Giovanni – Come ti senti? – mi dice - Potremmo cercare un lavoro qui per un po’ e guadagnarci da vivere e la sera andare a donne, innamorarci delle donne che questa terra ci vuole donare e sistemarci qui per un po’. Potremmo chiamare Otero e Pizza e farli venire qua con noi, che dici? A giorni li chiamo magari, che dici? – dice lui che sa prendersi cura dei nostri sogni..

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lunedì 20 aprile 2009

Danza sulla città eterna


Boschi di ginepri e massi e terre umide di pioggia e cinghiali e capre e agnelli ha percorso quel pullman e droghe e alcol e medicine a cazzo di cane aveva preso quell’autista solo e confuso nella sua cabina. – Ad Olbia devo arrivare, ad Olbia – con in testa l’ex fidanzata ora sempre fidanzata ma con un altro stavolta, con Marieddu che se l’è sbattuta in campagna, nell’ovile se l’è sbattuta con la scusa di regalarle i carciofi, - sa cancioffa – e le uova e mezzo agnello – mezz’angioni vieni a prenderti che te lo regalo – ed erano finiti a scopare sul fieno lei e Marieddu.

- Peccato, peccato mortale tradire l’autista ubriaco marcio - che mi doveva portare ad Olbia, pensavo con una mano sulle palle e gli occhi vigili sulla strada che - non farò in tempo a salvarmi ma almeno lo vedo dove mi schianto, dove mi schianta quest’autista burdo e rincoglionito, l’amore perduto se lo sta mangiando, l’amore perduto, e proprio lui doveva capitare di turno per il mio viaggio Tortolì Bari Sardo Lanusei Olbia, cazzo – penso – proprio lui – penso e guardo il cielo nuvoloso della nostra terra.

- Le bestemmie – penso – le bestemmie di quella donna si stanno per avverare – penso – e salto il mare con un balzo e oltre il mare Termini con i suoi barboni e le loro storie e la vecchia convinta di avere una madre più giovane di lei - una figlia per madre pensava di avere una donna vicino Termini, nei pressi di Roma, Roma centro – e – viviamocelo – dico a una ragazza – viviamocelo quello che viene e quel che viene viene insomma, maledette domande e storie lunghe alle nostre spalle, sempre alle spalle si tende a guardare – penso – Avanti dobbiamo scrutare, in fondo, l’orizzonte mi piace guardare e ad oggi che stiamo bene a baciarci e stringerci e parlarci di cazzate di vita e di delusioni e amori e sapori – dico – raccontami – penso – raccontami di come hai danzato sulla vita in questi anni, le tue coreografie e le luci e le ombre sul palcoscenico della tua vita – penso – racconta e non aver paura degli errori e delle cose giuste e sbagliate e dei sorrisi e dei dolori – penso – mai averne paura – penso e torno a casa e ho mille coperte di piume e pelle addosso e dolce è questa notte incerta nei miei sogni.

Buongiorno città eterna…

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venerdì 17 aprile 2009

Ad Anna..




Quando rientro la sera alle otto, otto e mezza della sera, rientro e il cielo e le nuvole e le montagne, quasi anche le montagne sono dipinte di rosso come vuole il sole a quell’ora, prima di andare a dormire il sole, verso quell’ora, dipinge il cielo di rosso.

Sfrecciano le macchine nelle strade lunghe e strette e vuote da Arbatax a Tortolì a Teccu a Bari Sardo, sfrecciano le macchine che mi vengono incontro con i loro fari alti e nelle cabine i loro padroni sfrecciano con la musica e i pensieri e le bestemmie a volte – Abbassa quei cazzo di fari – dicono o lampeggiano o sterzano all’improvviso se passa un cane o una pecora o un gatto o un riccio, l’ultimo lento tragitto del riccio da una parte all’altra della strada voleva arrivare il riccio. A metà è arrivato, poi una quattro per quattro l’ha spiaccicato sull’asfalto come nei cartoni animati, solo che non si è più ricomposto lui, il riccio.

Dietro di noi c’è il porto e il mare è calmissimo stasera e si sente l’odore dei pescherecci e del sudore di chi ci lavora e sono dolci certi odori che arrivano e li sento bene, che il naso non mi manca, li sento e i pescatori arrivano con le loro magliette sporche e i jeans strappati e vogliono fumare e tentare la fortuna – che se vinco un milione di euro – dice – se lo vinco mi compro un altro peschereccio – dice, mica uno yacht di lusso come Briatore e Ricucci e quegli uomini ricchi di sfarzo, non ci rinunciano all’odore del pesce, al sapore del mare, al loro sudore i pescatori di certe terre – Fanculo agli yacht di quella gente – pensano – guardano la vita da dentro ad un acquario loro – penso.

Nonna ne compie ottanta a pochi chilometri, ottanta nonna e ottanta sei nonno e li trovo in casa e hanno sempre un sorriso ed una raccomandazione da dare – Stai attento con le donne – dice - attento che ti fregano – dice – che le conosco io - dice come se fosse un uomo mia nonna – e mangia ca non portrsa nudda – dice – mangia che non hai niente dice, che sei secco, devi mangiare – dice e tira fuori il pranzo alle 10.37 del mattino, antipasto e primo e contorno e frutta e dolci e se non la fermi va avanti fino a sera. Non importa quando si finisce l’importante è iniziare presto, alle 11 massimo, non importa se ho appena fatto colazione, alle 11 si mangia, sono i più vecchi a comandare, come nelle tribù, sempre loro, e mai sento vorrei doverne fare a meno, - Mai penso vorrei fare a meno di quella casa e di quelle parole e di quei baci e delle medicine inventate – L’aglio nel culo al posto delle supposte da piccolo mi metteva mia nonna. Da grande un giorno mi era tornato in mente e le avevo voluto chiedere il motivo – Per diventare grande e forte – mi aveva detto – grande e forte – come non lo ero mai diventato, ma ci credeva così tanto in quello che diceva che per un attimo mi aveva convinto..

Auguri Nonna..

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giovedì 16 aprile 2009

In vacanza a Lourdes





Ci saranno certamente cose più importanti della vita di tartarughe e mosconi e insetti vari intorno a rettili con il guscio protettivo, con la casa incorporata, con un tetto dove rifugiare la testa. Eppure a quello avevo pensato durante la raccolta delle fave, nel tempo di sbucciarle in cortile con quell’uomo con la cuffietta in testa e il sole a scaldare i nostri pensieri – Mettila anche tu la cuffia..con sto sole – dice e sbuccia fave e piselli. Io solo le fave, i piselli li sbuccio si, ma poi li mangio subito, crudi e verdi e umidi come la terra ce li ha donati, non fanno in tempo a finire dentro la pentola con me i piselli, dal produttore al consumatore immediatamente, nessun passaggio, nessuna tassa, tutto risparmio.

- Cosa ci fai con l’imodium che ho trovato in bagno? – mi dice mia madre – Sai nei casi di emergenza – dico io, ma non le basta – Come mai caghi così tanto? – dice mia madre – No, ho detto che nei casi di emergenza..- dico io – Ma non è normale che caghi così tanto – incalza lei – Ho detto che se per caso mi trovo in una riunione importante con la merda alla gola..porca put - - Non sarà il caso di farti una visita – e ci rinuncio, che oramai si è convinta che con l’imodium la farmacia mi abbia dato in omaggio qualche virus intestinale gravissimo mia madre - E cago bene, mangio bene, respiro , cazzo respiro benissimo, non lo vedi come sto’ – penso -, non lo vedi? – dico e mi viene da ridere che se vede un termometro nel comodino pensa che ho la febbre, se vede il dentifricio finito pensa che ho i denti marci, se vede la foto di un mio amico che mi abbraccia non oso immaginare cosa possa pensare, mia madre - Non lo voglio nemmeno immaginare -. Meravigliosa creatura.

- La questione è di semplice soluzione - dico. – Diamoci una scadenza – dico – E dopo quella smettiamo di sentirci, parlarci, ascoltarci, scambiarci pareri, ridere, guardarci in certe occasioni, guardarci in due dico senza sapere niente, intuendo soltanto, intuizioni sul futuro in un microsecondo in certi sguardi, incomprensibili comprensioni, smettiamo di baciarci, fare l’amore, con la testa dico fare l’amore, con la testa specifico, smettiamo e basta e iniziamo in maniera diversa - dico come al solito per fare le cose diverso dagli altri -Porc put -dico -porca put -dico che manco lo so quello che sto dicendo.

Giro il mappamondo e il dito si ferma su Honolulu, capitale dello stato delle Hawaii e penso che qualcuno andrà in vacanza in uno di quei posti e mia madre invece a Lourdes vuole che l’accompagni al massimo tra qualche tempo – Ci facciamo una bella vacanza vacanza a Lourdes? - dice -Porc put - penso e ce l’accompagno davvero e se la vedo a quella donna , - se mi appare - dico - le chiedo di fare il miracolo ed abbronzarmi con un unico raggio di sole così quando torno racconto che sono stato ad Honolulu davvero a fare la vacanza - e se appare mi ride in faccia mi sa, ride che il buon umore non le manca di certo - il buon umore non le manca – penso – a quella donna. Magari non mi abbronza, ma l'importante è che rida -. penso, - rida mentre io e mia madre andiamo in vacanza a trovarla, io mia madre e zia Maria a Lourdes - penso - Non poteva apparire a Honolulu - penso, poi entro dentro il guscio, abbraccio la tartaruga e dormiamo insieme..

Sogni d’oro..

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martedì 14 aprile 2009

13/04/2009


Squilla il telefono, squilla e non riesco ad allungare la mano, non voglio tendere la mano verso il telefono, tramortito dal sonno e cullato dai sogni come sono questa mattina non rispondo a Kimbo e Giovanni e Otero e Half e Cadau e Diego e chi mi chiama che abbiamo appuntamento alle 8.30, a quest’ora del mattino l’abbiamo l’appuntamento e continuo a dormire e girarmi nel letto tra sogni e pensieri e incubi e confusioni e certezze poche, poche le certezze per fortuna solo le essenziali di certezze.

- Con Reddu vengo, dopo con Reddu vengo che sta mungendo adesso e dopo si libera – dico più tardi e mi siedo sopra un sasso quando arrivo ed è esattamente come dieci anni prima – Come quindici anni prima – sempre uguale ci guardiamo, - Non è cambiato un cazzo – penso quando certe pallonate ti arrivano dritte nello stomaco e i calci in culo e le stronzate che diciamo e le risate e i silenzi e l'imbarazzo che non esiste da queste parti - nessun silenzio imbarazzante – e sempre quelle sono – le stronzate. Si è fermato il tempo per noi pirati spontanei di questa terra.

Mi prende da una parte e passeggiamo per il perimetro del nostro terreno tra erbe erbacce e pozzanghere, tutto il perimetro intorno e ci sdraiamo sulla terra e ci sporchiamo i pantaloni e la felpa e le scarpe e parliamo di altre cose e poi di donne – Ma chi la capisce a quella. Parla, parla un sacco e non si combina nulla – mi dice – Parla parla e non si conclude mai niente – mi dice – che cazzo parla a fare se sono mesi che non le tocco una tetta, che parla a fare di storie e di sesso e programmi e minchiate se non si conclude mai nulla cazzo – mi dice sdraiato su fiori umidi e colorati e giochiamo con la terra, giochiamo a prenderla con le mani e sporcarcele e sentirne l’odore ed esce il sole e poi piove e poi il sole di nuovo – Ah come si diverte Dio con il meteo penso, niente di meglio con cui giocare oggi? – dico a Dio che si diverte e ci diverte in fondo anche a noi bagnarci e asciugarci e bagnarci ancora e il sole dopo a illuminare le nostre teste sincere. Adoro l’incertezza, l’adoro.

Mi prende Giovanni e mi porta a chiacchierare e lunghe erbacce nasconde un pozzo di acqua sporca e ci cado dentro e mi sporco e mi ricordo che da piccolo ci andavo di proposito sulle pozzanghere, per quello mi ero comprato gli stivali in gomma, per sporcarmi come i maiali ma senza bagnarmi i piedi e me li bagnavo lo stesso a volte e Giovanni ha sempre qualcosa di interessante da dire o da osservare, - Mai banale Giovanni, mai veramente – penso mentre teorizza su formiche e formicai e nuvole e piante e vampiri e api e sul cielo – Giovanni teorizza anche sul cielo -

Reddu mi porta via lontano con jimmy andiamo al mare e c’è un sacco di gente e le nuvole disegnano mille cose e vorrei fosse ogni giorno come questo, tutti i giorni come questo e che ci guardassimo così anche tra dieci e poi vent' anni, senza paura, spontanei, sinceri, come mai ho visto da un’altra parte, così vorrei ci guardassimo – Fanculo al resto – penso, - non esiste il resto certi giorni - non esiste altro.

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